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1 ora ago7 minuti ago

[ING.tonic]: ultimi due incontri del 2026. Come sono andati?

Ti sei perso gli ultimi due appuntamenti che hanno chiuso la Rassegna [ING.tonic] 2026? Nessun problema! Ecco il recap dei due aperitivi scientifici del 17 settembre e del 15 ottobre: ci siamo immersi nella geopolitica dei semiconduttori e nelle fragilità nascoste dei nostri sistemi GPS, due temi cruciali per capire dove sta andando il nostro mondo.  Nell’incontro del 17 settembre all’Amsterdam, intitolato “Chi controlla i chip controlla il mondo: la nuova guerra geopolitica”, il professor Alessandro Paccagnella, Ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova e docente di Microelectronics and Geopolitics, ci ha parlato dei semiconduttori, una risorsa impercettibile ma pervasiva, senza la quale il mondo moderno si fermerebbe all’istante. Quando pensiamo alle materie prime che muovono l’economia globale, la mente va subito al petrolio. Eppure, il vero petrolio del XXI secolo è un altro: i semiconduttori. Li usiamo ovunque, dagli smartphone alle auto, fino alle infrastrutture critiche e la loro domanda è esplosa con l’Intelligenza Artificiale. Ma cosa succede quando la produzione di questa risorsa vitale si concentra quasi interamente in un solo angolo del pianeta? Oggi oltre i tre quarti dei chip più avanzati al mondo vengono fabbricati in Asia orientale, principalmente a Taiwan, in Corea del Sud, Cina e Giappone. La sola Taiwan, tramite il colosso TSMC, domina la produzione dei microprocessori di ultima generazione. Questa estrema concentrazione geografica coincide purtroppo con una delle aree a più alta tensione geopolitica del globo. La pandemia e la successiva crisi delle catene di fornitura ci hanno già mostrato quanto la mancanza di microchip possa paralizzare intere industrie, compresa quella automobilistica europea. Ma la posta in gioco oggi è molto più alta: si tratta di sovranità tecnologica ed economica.   Nel corso degli ultimi decenni, l’Europa ha visto crollare la propria quota di produzione globale, passando da protagonista a spettatrice dipendente dai mercati esteri. Nonostante in Europa risiedano eccellenze assolute, come l’olandese ASML, l’unica azienda al mondo capace di produrre i macchinari per la fotolitografia avanzata, il divario negli investimenti rispetto a giganti come Stati Uniti e Cina resta enorme. Iniziative come l’EuropeanChips Act tentano di invertire la rotta, ma la strada è in salita. Per evitare la deindustrializzazione e mantenere un ruolo attivo nello scenario internazionale, l’Europa non può più permettersi di muoversi in ordine sparso:serve una strategia unitaria, solida e dotata di risorse finanziarie adeguate.  Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-19 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-34 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-35 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-49 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-44 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-95 Ing.tonic 17 settembre -paccagnella-88 Nell’ultimo appuntamento della rassegna [ING.tonic] 2026, tenutosi il 15 ottobre al Birrone e intitolato “Ma non è qui che dovevo arrivare! Quando il GPS viene hackerato“, il professor Nicola Laurenti e il ricercatore Francesco Ardizzon hanno esplorato le fragilità nascoste del sistema di posizionamento globale (GNSS). Affidiamo quotidianamente il nostro itinerario a piedi, in bicicletta o in auto al navigatore satellitare: che si tratti di trovare un ristorante in città, guidare un mezzo di soccorso o far rotta con una nave mercantile, la fiducia nel GPS è ormai totale. Ma cosa succederebbe se la mappa sul nostro schermo ci stesse mentendo? I segnali trasmessi dai satelliti GPS percorrono decine di migliaia di chilometri prima di raggiungere i nostri dispositivi, arrivando sulla Terra con una potenza estremamente debole. Questa caratteristica li rende particolarmente vulnerabili a due principali tipologie di attacchi informatici: il Jamming, ovvero l’oscuramento intenzionale del segnale tramite disturbatori a frequenza, che impedisce ai dispositivi di calcolare la posizione, provocando una semplice ma efficace perdita di servizio. Lo Spoofing, una minaccia ben più subdola e pericolosa, che consiste nel trasmettere falsi segnali satellitari più forti di quelli reali per ingannare il ricevitore. Il dispositivo non rileva l’anomalia, ma calcola una posizione falsa o un’ora errata senza che l’utente se ne accorga. Il problema non riguarda solo le deviazioni stradali. I satelliti GNSS forniscono anche un segnale di sincronizzazione temporale fondamentale per il funzionamento delle reti elettriche, delle transazioni finanziarie ad alta frequenza e dei sistemi di telecomunicazione e permettono anche una difesa preventiva contro gli attacchi da droni e velivoli autonomi nei teatri di guerra. Un attacco di spoofing coordinato può causare il blocco di intere infrastrutture strategiche nazionali. Come possiamo proteggerci? La ricerca accademica e industriale è al lavoro su contromisure avanzate: dall’autenticazione crittografica dei segnali satellitari (come la funzione OSNMA del sistema europeo Galileo), all’impiego di antenne intelligenti, in grado di individuare la direzione di provenienza degli attacchi. Proteggere la navigazione satellitare significa oggi mettere in sicurezza la mobilità e la continuità del nostro mondo digitale. Ing.tonic 15 ottobre-45 Ing.tonic 15 ottobre-12 Ing.tonic 15 ottobre-22 Ing.tonic 15 ottobre-3 Ing.tonic 15 ottobre-50 Ing.tonic 15 ottobre-40 Si conclude, con grande successo, anche l’edizione 2026 di [ING.tonic], la rassegna del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova creata per portare la ricerca fuori dai laboratori e direttamente nei locali della città.Visto il grande entusiasmo e la risposta di tanti appassionati e curiosi di scoprire le novità che stanno ridisegnando il nostro presente, non vediamo l’ora di ripetere l’esperienza. Grazie a tutti e arrivederci al prossimo anno! Rivedi qui i due eventi! https://www.youtube.com/watch?v=hR5h00YiIGYhttps://www.youtube.com/watch?v=fhutg7VINi4

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2 settimane ago2 settimane ago

Dai microbiomi alla cura: il contributo del DEI allo spin-off EuBiome

Cosa succede quando le competenze dell’Ingegneria dell’Informazione, ovvero algoritmi, intelligenza artificiale e data science, incontrano la biologia, la medicina veterinaria e la microbiologia? La risposta è EuBiome, uno spin-off dell’Università degli Studi di Padova fondato nel 2019, che sta ridefinendo il trattamento delle patologie intestinali nei nostri animali domestici. L’azienda applica le più avanzate biotecnologie e competenze di data science allo studio e alla modulazione del microbioma intestinale, portando soluzioni inedite nella cura di cani e gatti. L’idea nasce da Barbara Simionati, biologa con una solida esperienza nel mondo della ricerca e dell’impresa (già co-fondatrice di BMR Genomics). Partendo dai successi ottenuti in ambito ospedaliero umano, dove il trapianto di microbioma fecale (FMT) salva molte vite sconfiggendo infezioni severe da Clostridioides difficile, Simionati ha intuito il potenziale di questa terapia applicata al mondo veterinario. Per garantire che lo spin off mantenesse una solida base scientifica, il gruppo fondatore ha voluto che ben quattro dei suoi dieci soci fossero docenti e ricercatori dell’Ateneo. Tra questi figura la professoressa Barbara Di Camillo del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI), affiancata da colleghi del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA), di Medicina (DISCOG) e di Scienze del Farmaco. Un’alleanza interdipartimentale che testimonia la vera essenza di uno spin-off universitario: trasformare i risultati della ricerca in soluzioni concrete per il mercato. L’innovazione dello spin-off ha riguardato le modalità di somministrazione. Superati i limiti dei trattamenti invasivi, il team ha messo a punto un sistema per liofilizzare il microbioma di donatori sani trasformandolo in pratiche “pilloline”, facilmente somministrabili con un bocconcino per cani e gatti. I risultati sul campo parlano chiaro: un tasso di successo che raggiunge oltre il 75% (84% nei cani 75% nei gatti) nelle enteropatie, testimoniato dai messaggi commossi dei proprietari che rivedono i propri pet tornare vivaci e correre felici dopo anni di sofferenza. Ciò che distingue EuBiome è proprio la continuativa sinergia con la ricerca. In questo percorso di crescita, il contributo del DEI è fondamentale: comprendere le alterazioni del microbioma non significa soltanto mappare quali batteri siano presenti, ma svelare come essi interagiscano tra loro. Grazie alla bioinformatica e agli algoritmi di intelligenza artificiale, il gruppo della professoressa Di Camillo analizza le reti di co-occorrenza microbica, portando l’innovazione dello spin-off a livello internazionale, come la conferenza annuale ECVIM-CA dedicata alla medicina veterinaria degli animali da compagnia. Dalla partecipazione alla Start Cup nei primi giorni di vita, fino ai finanziamenti di borse di dottorato e a progetti europei, EuBiome incarna appieno uno degli obiettivi della terza missione universitaria: mettere la conoscenza scientifica al servizio della società. Inoltre, poiché i pet condividono il nostro stesso ambiente, lo studio del loro microbioma apre prospettive per la salute umana, indagando i legami con il sistema immunitario e con patologie infiammatorie e neurodegenerative. Un bell’esempio di come il trasferimento tecnologico dal DEI al mercato possa trasformare la ricerca teorica in un beneficio concreto per la comunità e i nostri amici a quattro zampe.

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4 settimane ago3 settimane ago

[ING.tonic] 15 ottobre. Ma non è qui che dovevo arrivare! Quando il GPS viene hackerato.

Siamo abituati ad usare la navigazione con GPS per molti servizi, dai viaggi personali al trasporto di merci, fino al controllo di infrastrutture critiche per la nostra società, dando per scontato che sia sempre disponibile, precisa e sicura, ma è davvero così? Con il prof. Nicola Laurenti e con il ricercatore Francesco Ardizzon parleremo proprio di come sia possibile impedire o falsificare a distanza la posizione rilevata da un ricevitore GPS e quali motivazioni possono spingere a tanto, dal barare a PokemonGo all’evasione di pedaggi autostradali, dagli atti di pirateria navale all’uso di queste tecniche come difesa preventiva contro gli attacchi da droni e velivoli autonomi nei teatri di guerra. Infine discuteremo le contromisure che si possono prendere e quelle che sono già state adottate per garantire l’autenticità e l disponibilità del servizio di navigazione, e illustreremo gli studi che la nostra Università sta portando avanti, in collaborazione con la Commissione Europea e l’Agenzia Spaziale Europea. Raggiungici il 15 ottobre, al Birrone di Padova.a partire dalle 19:30 COME FUNZIONA? L’ingresso è gratuito e l’entrata è libera fino ad esaurimento posti. Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione organizza quattro appuntamenti “fuori sede”, per fare quattro chiacchiere al bar su argomenti di cui “ci piacerebbe sapere di più” e per scoprire come l’ingegneria non è poi così distante da noi.COME PARTECIPARE:L’evento è gratuito, per questioni organizzative si richiede la prenotazione su Eventbrite, a questo link. Scopri di più e prenota il tuo posto

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1 mese ago1 mese ago

AI@DEI 2026: Il DEI incontra le imprese industriali del territorio. Ecco com’è andata

Si è tenuto lo scorso 23 settembre AI@DEI, l’appuntamento annuale ideato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, quest’anno in collaborazione con la Rete Innovativa Regionale IMPROVENET, per connettere concretamente la ricerca universitaria e le aziende industriali del nostro territorio. Giunto alla sua terza edizione, l’evento ha registrato numeri record: quasi 200 partecipanti da circa 80 aziende, del Nord Est e non solo. Il format, rinnovato e dinamico, ha previsto un pomeriggio di approfondimento presso il nuovo Hub di Ingegneria, seguito da una sessione serale di networking all’Hotel Mantegna, per favorire un dialogo immediato tra accademia e industria. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali e l’intervento del professor Nicola Ferro, che dal primo ottobre subentrerà al professor Gaudenzio Meneghesso come Direttore del DEI. Il professor Ferro ha ricordato l’eccellenza del Dipartimento nel panorama scientifico, confermata da premi internazionali, brevetti, progetti europei e solide collaborazioni industriali tramite contratti di ricerca e dottorati in azienda. L’impegno del Dipartimento, però, va oltre la tecnologia e si estende alla formazione e alla responsabilità sociale: sia la didattica sia la ricerca sono guidate dal principio dell’AI responsabile, con l’obiettivo di mitigare i bias algoritmici ed eliminare stereotipi e pregiudizi, garantendo un trattamento equo e obiettivo di dati e informazioni. Il programma si è poi sviluppato in quattro blocchi tematici. In ciascuno, gli esperti del DEI hanno presentato lo stato dell’arte e le prospettive dell’AI, affiancati dalle testimonianze di aziende che l’AI la usano già ogni giorno. Il primo blocco, dedicato ad AI e Linguaggio Naturale, si è aperto con Giorgio Satta, che ha raccontato il percorso che porta dai Large Language Models agli assistenti AI. Chiara Masiero di Statwolf Data Science ha presentato il progetto COMMIS5.0, che usa la Generative AI per trasformare la conoscenza aziendale frammentata (manuali, sistemi eterogenei) in una knowledge base affidabile e verificabile. Diego Tosato di Galdi ha mostrato come agenti AI eseguiti in locale possano supportare il monitoraggio e la diagnostica delle macchine industriali. Il secondo blocco si è concentrato sulla Computer Vision. Pietro Zanuttigh ha illustrato come l’AI permetta alle macchine di interpretare immagini e video. Alberto Pretto ha presentato la collaborazione con CyberMed per lo sviluppo di uno scanner intraorale portatile e a basso costo, basato su fotogrammetria e AI. Enrico Ursella di MiCROTEC ha raccontato come la visione artificiale consenta di rilevare le caratteristiche del legno per massimizzarne il valore e ridurre gli sprechi. Nel terzo blocco si è parlato di Robotica Intelligente, nata dall’incontro tra AI e robotica. Come ha spiegato Ruggero Carli, questo connubio supera i limiti della robotica industriale classica, incentrata su compiti ripetitivi e standardizzati, e dà vita a sistemi flessibili, modulari e capaci di autoprogrammarsi: una risposta concreta al calo di produttività e alla mancanza di manodopera. Stefano Ghidoni ha presentato sistemi robotici di visual inspection capaci di rilevare difetti invisibili all’occhio umano. Stefano Tonello di IT+Robotics, spin-off dell’Università di Padova, insieme a Emanuele Menegatti, ha mostrato come i robot possano selezionare i rifiuti a supporto della sostenibilità. Infine, il quarto blocco ha offerto una panoramica su Manufacturing e Industrial IoT. Gian Antonio Susto ha sottolineato come il vero patrimonio delle aziende siano i loro dati proprietari: di processo, di qualità, di manutenzione ed energia. Francesca Ferrari di Antonio Zamperla S.p.A. ha presentato applicazioni di anomaly detection, mentre Alessandro Pinato e Mosè Prandin di Swegon hanno raccontato il progetto di manutenzione predittiva BlueBox. Dall’insieme degli interventi è emerso un messaggio chiaro: nel settore industriale, e soprattutto nelle nicchie, i dati necessari per addestrare i sistemi di AI non si trovano sul mercato. Costruire modelli su misura è quindi una sfida tecnica complessa, ma anche un’opportunità straordinaria per creare servizi esclusivi e nuovi modelli di business ad alto valore aggiunto. Ed è proprio qui che la collaborazione tra università e imprese diventa decisiva. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove collaborazioni tra le imprese e i gruppi di ricerca del DEI. L’evento è stato organizzato da Alessandro Beghi, Nicola Ferro, Andrea Gerosa, Emanuele Menegatti, Gaudenzio Meneghesso e Gian Antonio Susto, con il prezioso supporto di UniSMART – Fondazione Università di Padova. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove sinergie tra le imprese e il team di ricerca del DEI. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. Approfondimenti: Programma su Eventbrite Comunicato su Unipd.it Comunicato su Improvenet.it

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