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[ING.tonic] 15 ottobre. Ma non è qui che dovevo arrivare! Quando il GPS viene hackerato.

Siamo abituati ad usare la navigazione con GPS per molti servizi, dai viaggi personali al trasporto di merci, fino al controllo di infrastrutture critiche per la nostra società, dando per scontato che sia sempre disponibile, precisa e sicura, ma è davvero così? Con il prof. Nicola Laurenti e con il ricercatore Francesco Ardizzon parleremo proprio di come sia possibile impedire o falsificare a distanza la posizione rilevata da un ricevitore GPS e quali motivazioni possono spingere a tanto, dal barare a PokemonGo all’evasione di pedaggi autostradali, dagli atti di pirateria navale all’uso di queste tecniche come difesa preventiva contro gli attacchi da droni e velivoli autonomi nei teatri di guerra. Infine discuteremo le contromisure che si possono prendere e quelle che sono già state adottate per garantire l’autenticità e l disponibilità del servizio di navigazione, e illustreremo gli studi che la nostra Università sta portando avanti, in collaborazione con la Commissione Europea e l’Agenzia Spaziale Europea. Raggiungici il 15 ottobre, al Birrone di Padova.a partire dalle 19:30 COME FUNZIONA? L’ingresso è gratuito e l’entrata è libera fino ad esaurimento posti. Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione organizza quattro appuntamenti “fuori sede”, per fare quattro chiacchiere al bar su argomenti di cui “ci piacerebbe sapere di più” e per scoprire come l’ingegneria non è poi così distante da noi.COME PARTECIPARE:L’evento è gratuito, per questioni organizzative si richiede la prenotazione su Eventbrite, a questo link. Scopri di più e prenota il tuo posto

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AI@DEI 2026: Il DEI incontra le imprese industriali del territorio. Ecco com’è andata

Si è tenuto lo scorso 23 settembre AI@DEI, l’appuntamento annuale ideato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, quest’anno in collaborazione con la Rete Innovativa Regionale IMPROVENET, per connettere concretamente la ricerca universitaria e le aziende industriali del nostro territorio. Giunto alla sua terza edizione, l’evento ha registrato numeri record: quasi 200 partecipanti da circa 80 aziende, del Nord Est e non solo. Il format, rinnovato e dinamico, ha previsto un pomeriggio di approfondimento presso il nuovo Hub di Ingegneria, seguito da una sessione serale di networking all’Hotel Mantegna, per favorire un dialogo immediato tra accademia e industria. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali e l’intervento del professor Nicola Ferro, che dal primo ottobre subentrerà al professor Gaudenzio Meneghesso come Direttore del DEI. Il professor Ferro ha ricordato l’eccellenza del Dipartimento nel panorama scientifico, confermata da premi internazionali, brevetti, progetti europei e solide collaborazioni industriali tramite contratti di ricerca e dottorati in azienda. L’impegno del Dipartimento, però, va oltre la tecnologia e si estende alla formazione e alla responsabilità sociale: sia la didattica sia la ricerca sono guidate dal principio dell’AI responsabile, con l’obiettivo di mitigare i bias algoritmici ed eliminare stereotipi e pregiudizi, garantendo un trattamento equo e obiettivo di dati e informazioni. Il programma si è poi sviluppato in quattro blocchi tematici. In ciascuno, gli esperti del DEI hanno presentato lo stato dell’arte e le prospettive dell’AI, affiancati dalle testimonianze di aziende che l’AI la usano già ogni giorno. Il primo blocco, dedicato ad AI e Linguaggio Naturale, si è aperto con Giorgio Satta, che ha raccontato il percorso che porta dai Large Language Models agli assistenti AI. Chiara Masiero di Statwolf Data Science ha presentato il progetto COMMIS5.0, che usa la Generative AI per trasformare la conoscenza aziendale frammentata (manuali, sistemi eterogenei) in una knowledge base affidabile e verificabile. Diego Tosato di Galdi ha mostrato come agenti AI eseguiti in locale possano supportare il monitoraggio e la diagnostica delle macchine industriali. Il secondo blocco si è concentrato sulla Computer Vision. Pietro Zanuttigh ha illustrato come l’AI permetta alle macchine di interpretare immagini e video. Alberto Pretto ha presentato la collaborazione con CyberMed per lo sviluppo di uno scanner intraorale portatile e a basso costo, basato su fotogrammetria e AI. Enrico Ursella di MiCROTEC ha raccontato come la visione artificiale consenta di rilevare le caratteristiche del legno per massimizzarne il valore e ridurre gli sprechi. Nel terzo blocco si è parlato di Robotica Intelligente, nata dall’incontro tra AI e robotica. Come ha spiegato Ruggero Carli, questo connubio supera i limiti della robotica industriale classica, incentrata su compiti ripetitivi e standardizzati, e dà vita a sistemi flessibili, modulari e capaci di autoprogrammarsi: una risposta concreta al calo di produttività e alla mancanza di manodopera. Stefano Ghidoni ha presentato sistemi robotici di visual inspection capaci di rilevare difetti invisibili all’occhio umano. Stefano Tonello di IT+Robotics, spin-off dell’Università di Padova, insieme a Emanuele Menegatti, ha mostrato come i robot possano selezionare i rifiuti a supporto della sostenibilità. Infine, il quarto blocco ha offerto una panoramica su Manufacturing e Industrial IoT. Gian Antonio Susto ha sottolineato come il vero patrimonio delle aziende siano i loro dati proprietari: di processo, di qualità, di manutenzione ed energia. Francesca Ferrari di Antonio Zamperla S.p.A. ha presentato applicazioni di anomaly detection, mentre Alessandro Pinato e Mosè Prandin di Swegon hanno raccontato il progetto di manutenzione predittiva BlueBox. Dall’insieme degli interventi è emerso un messaggio chiaro: nel settore industriale, e soprattutto nelle nicchie, i dati necessari per addestrare i sistemi di AI non si trovano sul mercato. Costruire modelli su misura è quindi una sfida tecnica complessa, ma anche un’opportunità straordinaria per creare servizi esclusivi e nuovi modelli di business ad alto valore aggiunto. Ed è proprio qui che la collaborazione tra università e imprese diventa decisiva. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove collaborazioni tra le imprese e i gruppi di ricerca del DEI. L’evento è stato organizzato da Alessandro Beghi, Nicola Ferro, Andrea Gerosa, Emanuele Menegatti, Gaudenzio Meneghesso e Gian Antonio Susto, con il prezioso supporto di UniSMART – Fondazione Università di Padova. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove sinergie tra le imprese e il team di ricerca del DEI. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. Approfondimenti: Programma su Eventbrite Comunicato su Unipd.it Comunicato su Improvenet.it

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Lo spin-off BBSoF e il futuro della prevenzione sportiva

Se pensiamo all’analisi del movimento umano, immaginiamo quasi sicuramente una scienziata in camice, chiusa in un laboratorio asettico e circondata da macchinari costosi e sofisticati.Ma cosa succede se l’oggetto dello studio è il placcaggio di un rugbista? E se la scienziata in questione ha tre figli che giocano a rugby e un collega che, oltre a insegnare Scienze Motorie, fa l’allenatore? Succede che il laboratorio viene abbandonato e la ricerca si trasferisce direttamente sul campo, per misurare il movimento vero, preservandone tutta la naturalezza e l’energia. È iniziata esattamente così la storia di BBSoF (Beyond Biomechanics Sports on Field), lo spin-off del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova che dal 2017 unisce biomeccanica, clinica e sport. A raccontarcelo è Zimi Sawacha, professoressa associata al DEI, guida del team del BioMovLab, il Laboratorio di Bioingegneria del Movimento del DEI e co-fondatrice dello spin-off, assieme a Fabiola Spolaor e Annamaria Guiotto, all’epoca assegniste di ricerca presso lo stesso laboratorio e a tutt’oggi ancora attive nell’impresa:«Siamo partite da componenti molto semplici: delle normali webcam commerciali e le solette di pressione che avevamo già in laboratorio. Il vero lavoro è stato sviluppare gli algoritmi per estrarre dalle webcam lo stesso tipo di dati che prima ottenevamo con sistemi stereofotogrammetrici o telecamere a infrarossi.»Sfruttando la computer vision, il team è riuscito a rendere i dati compatibili con i codici di analisi standard. Ma il fatto eclatante avviene subito dopo. Durante i test con una squadra di rugby della Pro 12 (oggi URC – United Rugby Championship), l’algoritmo rileva un’anomalia nei movimenti di un atleta della nazionale. Poco dopo, in partita, il giocatore si infortuna esattamente al ginocchio segnalato. La sovrapposizione dei fotogrammi, prima e dopo l’infortunio, conferma l’accuratezza predittiva dell’algoritmo: nasce così il brevetto con l’Università di Padova.«Depositato il brevetto, mi chiama l’Ufficio Trasferimento Tecnologico dell’Ateneo e mi dice: “Zimi, perché non fai uno spin-off?”. Non ci avevo mai pensato, ma l’occasione era perfetta e in linea con la nostra forte vocazione traslazionale: creare qualcosa di utile per la comunità.» Negli anni BBSoF ha mappato i movimenti di atleti professionisti in tantissimi sport (dal pattinaggio artistico su ghiaccio alla pallavolo, dal calcio al tennis), senza dimenticare il supporto a livello locale per bambini e squadre amatoriali.Oggi lo spin-off punta alla massima scalabilità e sta raccogliendo fondi per lanciare sul mercato un’applicazione stand-alone basata su tecnologia monocamera. Grazie all’IA avanzata, sarà sufficiente uno smartphone a bordo campo per predire i carichi interni, eliminando la necessità delle solette di pressione. L’app si strutturerà su due livelli: una versione Basic, accessibile e immediata per preparatori atletici e fisioterapisti freelance e una versione Pro, che incorpora il brevetto e richiede una formazione specifica. Passare dalla ricerca accademica alla guida di un’azienda non è immediato. La svolta commerciale per BBSoF è arrivata grazie al percorso di accelerazione del Consorzio iNest, che ha trasformato la visione scientifica in una strategia di business, fornendo formazione e supporto in particolare alla professoressa Sawacha. Una crescita che l’ha portata a essere insignita del prestigioso Prix Monte-Carlo Femmes de l’Année 2023. Una storia da film. Tutto è iniziato al World AI Cannes Festival (WAICF), un evento di Terza Missione a cui hanno preso parte anche gli spin-off del DEI Click & Find e Audio Innova. Tra un video professionale e la partecipazione della professoressa Sawacha a una tavola rotonda, il successo è stato un lavoro di squadra: quando la professoressa è dovuta partire per l’Irlanda per un impegno familiare (un’importante partita di rugby del torneo Six Nations, il cui biglietto era stato acquistato mesi prima), il collega Nicola Zingirian ha fatto le sue veci, presentando la tecnologia dello spin-off ai selezionatori del premio. Poco dopo, è arrivata la telefonata della giuria. Inizialmente convinta si trattasse di uno scherzo, la professoressa si è poi recata all’evento, ritirando il primo premio direttamente dalle mani della Principessa Charlène di Monaco. Nonostante la crescita aziendale, il legame con il DEI rimane l’anima dell’innovazione. Lo spin-off rappresenta una palestra unica per studenti e dottorandi: agli studenti dà l’opportunità di tesi innovative; ai dottorandi, la possibilità di uscire dal laboratorio e affrontare la realtà del campo (il vento, la luce che cambia, gli imprevisti tecnici), dando un senso del tutto nuovo allo studio teorico. «Tra i dottorandi e i dipendenti dello spin-off c’è inoltre molta sinergia, – conclude la professoressa Sawacha – c’è uno scambio continuo che fa crescere tutti». La storia di BBSoF dimostra che il legame tra università e impresa è fondamentale per fare innovazione concreta, capace di proteggere il talento degli atleti, dai professionisti ai bambini che muovono i primi passi sul campo da gioco. Approfondimenti Il sito di BBSoF Il sito di BioMovLab Charlène di Monaco consegna il Prix Monte-Carlo femme de l‘année 2023, Monaco Italia Magazine, 4 aprile 2023 Consorzio Inest

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[ING.tonic] 17 settembre. Chi controlla i chip controlla il mondo. Tecnologia, geopolitica e competizione globale.

Il terzo appuntamento della rassegna [ING.tonic] 2026, che si terrà il 17 settembre dalle ore 19:30, affronterà un tema cruciale del nostro presente: il legame indissolubile tra risorse strategiche, tecnologia e politica internazionale. Dallo Stretto di Hormuz alla corsa ai semiconduttori tra USA e Cina, l’incontro metterà a confronto indipendenza energetica e autonomia tecnologica. Con la guida del professor Alessandro Paccagnella, Ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova e docente di Microelectronics and Geopolitics, vedremo come le crisi e i colli di bottiglia delle catene di fornitura internazionali si riflettono direttamente sul costo della vita quotidiana, dai carburanti alla tecnologia che usiamo ogni giorno, e quale spazio d’azione rimane per l’Italia e l’Europa. Un appuntamento dal taglio informale, aperto a chiunque desideri comprendere le dinamiche globali che influenzano il nostro quotidiano. Questo terzo aperitivo divulgativo si svolgerà all’Amsterdam. COME PARTECIPARE:L’evento è gratuito, per questioni organizzative si richiede la prenotazione su Eventbrite, a questo link.

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[ING.tonic] 2026. Cosa ricordare dei primi due incontri

Rivedi i due eventi: Non hai potuto raggiungerci agli ultimi [ING.tonic], gli aperitivi scientifici organizzati dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI)? Abbiamo preparato per te un piccolo recap! Nei primi due appuntamenti interdisciplinari, che si sono tenuti ad Arcella Bella, abbiamo scoperto come la matematica e l’ingegneria si applichino a due ambiti apparentemente distanti, ma fondamentali per le nostre vite: la tutela della privacy e la comprensione del benessere sessuale. Nel primo incontro, intitolato “Anonimi ma identificabili: quando la matematica può salvare la nostra privacy”, Francesco Silvestri, professore di Big Data Computing e Architettura degli Elaboratori al DEI (Unipd), ha spiegato come dati apparentemente innocui possano rivelare informazioni sensibili e addirittura l’identità. Attraverso casi storici eclatanti, è stato dimostrato come la semplice rimozione di nome e cognome non basti a proteggerci. Incrociando database pubblici apparentemente anonimi con altre informazioni (come foto dei paparazzi, notizie di cronaca o agende pubbliche), scienziati e giornalisti sono riusciti in passato a tracciare gli spostamenti esatti di star del cinema, a localizzare i domicili di parlamentari europei e persino a svelare la planimetria di basi militari segrete in Afghanistan partendo dai percorsi di corsa tracciati dall’app Strava. Un dato, infatti, non è mai davvero sicuro se può essere incrociato con altre informazioni future. Una soluzione si chiama Differential Privacy, una tecnica che introduce intenzionalmente del “rumore matematico” (alterazioni casuali) nei dati dei singoli. Questo garantisce alle persone di proteggere la propria riservatezza, consentendo nel contempo, su grandi numeri, di ripulire il rumore e ottenere statistiche aggregate precise. Una tecnologia già usata da colossi come, per esempio, Apple e Google. Oggi la sfida principale per la Differential Privacy è rappresentata dai Large Language Model (LLM), i modelli alla base delle moderne intelligenze artificiali: l’obiettivo è impedire che possano divulgare inavvertitamente informazioni sensibili. ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-78 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-68 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-49 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-31 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-26 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-14 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-13       Nell’appuntamento del 29 giugno, intitolato “Oltre il tabù della salute sessuale: quando dati, corpo e mente si incontrano”, la prospettiva si è spostata sulla salute e sulla neurofisiologia, mostrando come discipline apparentemente lontane collaborino oggi per studiare la salute sessuale. La psicologa e sessuologa Celeste Bittoni, ricercatrice del Sex Lab del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione (Unipd) e l’ingegnere Damiano Varagnolo, professore di Controlli automatici del DEI (Unipd) hanno presentato una ricerca pionieristica del Padova Sex Lab che punta a superare il classico approccio medico focalizzato solo sul dolore, per mappare scientificamente i meccanismi del piacere e del benessere sessuale. Su un campione femminile, il team ha unito l’analisi di dati fisiologici e percezioni soggettive alle misurazioni cerebrali ottenute con l’elettroencefalogramma. Lo studio ha rivelato che all’avvicinarsi dell’orgasmo si registra un aumento esponenziale delle onde gamma (oscillazioni veloci collegate all’attenzione e all’intensità percepita) del cervello. Queste ricerche aprono le porte a terapie “adattative” per disturbi come il vaginismo (comune dopo parti difficili o cure oncologiche). L’obiettivo attuale è sviluppare sistemi automatici di gestione delle terapie guidati da algoritmi ingegneristici, capaci di leggere in tempo reale lo stress o la tensione della paziente per adattare istantaneamente il trattamento in modo personalizzato e indolore.   Varagnolo Bittoni ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-25 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-40 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-164 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-20 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-8 [ING.tonic] si prende una pausa per le vacanze. Nel frattempo, segnati in agenda il 17 settembre (link a Eventbrite) e il 15 ottobre per i prossimi appuntamenti della rassegna [ING.tonic]! Buona estate!   Rivedi ora i due eventi! https://www.youtube.com/watch?v=9U8nmtRK6Cw&t=1689shttps://youtu.be/2aRZtfyjbPI?si=tDr9en6XxOZ56Npl

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[ING.tonic] 2026: gli appuntamenti con la ricerca…per l’aperitivo!

Torna anche nel 2026 l’iniziativa [ING.tonic]: quattro aperitivi con i ricercatori e le ricercatrici del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Quattro nuovi approfondimenti nati per fare chiarezza sulle tecnologie ingegneristiche più recenti e sul loro impatto concreto nella nostra vita quotidiana. La modalità? Sempre quella in cui si chiacchiera meglio: al bar per un drink. Come funziona? L’ingresso è gratuito!  Per questioni organizzative è richiesta la registrazione su Eventbrite (link nell’elenco qui sotto) GLI APPUNTAMENTI:          

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Piccolo recap dell'[ING.Tonic] 2025… per prepararci meglio all’edizione 2026!

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, del 2024 e del 2025, sta per partire la  rassegna [ING.Tonic] 2026  Com’è andata l’anno scorso?I quattro appuntamenti [ING.Tonic] del 2025 hanno animato i locali della nostra città portando la ricerca del nostro dipartimento al bar, all’ora dell’aperitivo. Anche l’anno scorso, tra un brindisi e un talk con l’ormai iconico bicchiere dell’evento, abbiamo esplorato i confini della tecnologia insieme a docenti e ricercatori, affrontando temi che spaziano dall’infinitamente piccolo delle particelle quantistiche alla vastità dell’intelligenza artificiale. Nel 2025 la rassegna si è aperta il 12 settembre presso la casetta Zebrina, celebrando il centenario della meccanica quantistica con i professori Paolo Villoresi e Giuseppe Vallone. Con il loro talk intitolato “Una sicurezza fotonica! Come la luce quantistica proteggerà le nostre comunicazioni”, abbiamo scoperto che la meccanica quantistica segue regole bizzarre, come la “sovrapposizione”, per cui un sistema fisico (come un elettrone o un fotone) può esistere contemporaneamente in più stati o posizioni diverse fino a quando non viene misurato. Grazie all’esperimento del QRNG (generatore di numeri casuali quantistici), abbiamo visto come un singolo fotone possa creare chiavi crittografiche inviolabili. La fisica, e non più solo la matematica, diventa così lo scudo definitivo per le nostre comunicazioni, come dimostrato dalla rete VenQCI già attiva nel nostro territorio. Nel secondo incontro, il 26 settembre presso il Birrone, i professori Ruggero Carli e Pietro Falco ci hanno portato al confine tra macchine e coscienza, con il loro talk intitolato “I robot sognano? Possiamo davvero creare la coscienza artificiale?”Abbiamo imparato la differenza fondamentale tra il “corpo” (robot) e il “cervello” (IA), approfondendo come le reti neurali emulino i nostri neuroni. Il momento più affascinante? La riflessione sulla “Stanza Cinese”: un robot può manipolare simboli e parole perfettamente, ma non può ancora “sentire” il freddo o provare emozioni. La sfida del futuro, dunque, non è solo costruire macchine intelligenti, ma restare umani e saggi nel governarle. ING_tonic – 2 ottobre 2025 – Dalla Man Del Favero-50 ING_tonic – 26 settembre 2025 – Carli Falco-029 ing.tonic_milani_29ott-03 ING_tonic – 26 settembre 2025 – Carli Falco-047 ING_tonic – 2 ottobre 2025 – Dalla Man Del Favero-07 ing.tonic_milani_29ott-36 ing.tonic_milani_29ott-44 ing.tonic_milani_29ott-05 ing.tonic_milani_29ott-46 ing.tonic_milani_29ott-02 Il terzo appuntamento del 2 ottobre, sempre al Birrone, è stato un viaggio emozionante nella bioingegneria con la professoressa Chiara Dalla Man e il professor Simone Del Favero. Al centro del loro talk intitolato “Il diabete sotto scacco. Nuove tecnologie per la cura e il controllo del diabete”, la rivoluzione del pancreas artificiale: un sistema che, grazie ad algoritmi avanzati che agiscono come “giocatori di scacchi”, predice le variazioni della glicemia e interviene in tempo reale. Abbiamo scoperto con orgoglio che il primo simulatore al mondo usato per evitare i test sugli animali è nato proprio a Padova e che l’obiettivo finale della tecnologia è regalare ai pazienti una vera e propria “vacanza dal diabete”, automatizzando la gestione della malattia. Per l’ultimo incontro, il 29 ottobre presso l’Amsterdam, ci siamo immersi nella creatività digitale con il prof. Simone Milani e i dottorandi Chiara Schiavo e Mattia Tamiazzo. Il loro talk “IA Art attack: contenuti leciti e illeciti dell’Intelligenza Artificiale generativa” ci ha aiutato a capire come l’IA generativa stia cambiando il mondo dell’arte e del marketing. Usando l’analogia dei mattoncini Lego, i ricercatori hanno spiegato che l’IA non crea dal nulla, ma riassembla concetti astratti attraverso algoritmi complessi. Dalla ricostruzione dei volti per le indagini forensi ai deepfake, abbiamo analizzato opportunità e rischi (incluso l’impatto ambientale), concludendo che sebbene la produzione delle macchine sia ormai “industriale”, la scintilla della creatività umana rimane un’opera artigianale unica, fatta di esperienze ed emozioni vere. Grazie al dialogo diretto con gli esperti, abbiamo capito che termini come “qubit”, “algoritmo” o “modello matematico” non sono concetti astrusi, ma strumenti concreti che stanno già migliorando la nostra salute, la nostra sicurezza e il nostro modo di creare. Stiamo lavorando agli appuntamenti del 2026. Keep in touch! P.S: Ti sei perso un [ING.Tonic] dello scorso anno o vuoi rivedere tutti i talk? Ecco il link alla playlist completa!   https://youtu.be/iILwDs1oDBU?si=8i9_0SCZW-O4mQgxhttps://youtu.be/vZ2GRu87Izw?si=TOL5SyihgNnTwgBwhttps://youtu.be/sd96Y4ICu2M?si=sWQL2snSC3v0bJRuhttps://youtu.be/VTuj6B_ebMc?si=1o97lLO5N8_mI-jY

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Laurea Magistrale ad honorem in Electronic Engineering a Umesh Kumar Mishra

Immaginate un transistor capace di gestire enormi quantità di energia disperdendone pochissima, un componente così efficiente da poter trasformare il modo in cui funzionano le reti 5G, i radar e i data center che alimentano internet. È questa la visione che ha guidato la carriera di Umesh Kumar Mishra e il 5 maggio scorso l’Università di Padova gli ha reso omaggio con uno dei riconoscimenti più prestigiosi che un ateneo possa conferire: la laurea magistrale ad honorem in Electronic Engineering. La proposta è arrivata dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) con cui Mishra collabora da anni, approvata dal Senato Accademico già nel luglio 2025 e autorizzata dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La cerimonia si è tenuta nell’Aula Magna di Palazzo del Bo, dove la rettrice Daniela Mapelli ha consegnato il diploma al professore e preside del College of Engineering dell’Università della California, Santa Barbara. Durante la cerimonia, il direttore del DEI Gaudenzio Meneghesso ha illustrato le motivazioni scientifiche e tecnologiche alla base del conferimento, sottolineando il valore eccezionale sia tecnico sia economico-sociale delle ricerche di Mishra. A chiusura dell’evento, il coro dell’Ateneo Concentus Musicus Patavinus ha cantato il Gaudeamus Igitur e i goliardi hanno consegnato al laureato la corona d’alloro, la feluca e un omaggio scherzoso, ovvero un capellino fatto con la stagnola, ”a protezione di tutti i G, dal 5G al 9G”. Ma cosa rende il lavoro di questo scienziato così rilevante? Tutto ruota attorno a un materiale chiamato nitruro di gallio o GaN, come ha spiegato nella sua lectio magistralis, in lingua inglese, lo stesso Mishra. Rispetto al silicio tradizionale, il semiconduttore che troviamo in quasi tutti i chip, il nitruro di gallio sopporta temperature più elevate, lavora a frequenze maggiori e spreca molta meno energia. Mishra è considerato uno dei padri dei transistor a eterogiunzione, un ricercatore che più di ogni altro ha saputo sfruttare le proprietà del GaN, sviluppando transistor innovativi che oggi vengono utilizzati nei sistemi di telecomunicazione di nuova generazione e nella conversione dell’energia. In un’epoca in cui i data center consumano quantità crescenti di elettricità, il suo lavoro si traduce in risparmio energetico concreto e in un contributo reale alla sostenibilità ambientale. Nel suo discorso, Mishra non si è limitato agli aspetti tecnici, ma ha rivolto un appello ai giovani ricercatori, sottolineando come l’ingegneria debba essere al servizio della società per risolvere la crisi climatica. La “rivoluzione del GaN” è uno degli esempi di come la scienza di base possa tradursi in soluzioni industriali capaci di abbattere drasticamente le emissioni di CO2 su scala planetaria. Questa laurea Honoris Causa celebra non solo un grande scienziato nel campo dell’elettronica, autore di ricerche dal valore economico-sociale e tecnico-scientifico eccezionalmente elevato, ma consolida il legame tra il nostro Ateneo e la ricerca scientifica d’eccellenza a livello globale. Grazie a una lunga storia di studi sui semiconduttori composti, la nostra Università si conferma un punto di riferimento internazionale; in questo contesto, la sinergia tra il DEI e le realtà di Mishra ha alimentato negli anni uno scambio costante di competenze, favorendo una crescita reciproca che posiziona il nostro Ateneo al centro del dibattito sulla transizione energetica. Approfondimenti Il video della cerimonia su YouTube. Lauree ad honorem Unipd Laurea Mishra – 5_5_26-103 Laurea Mishra – 5_5_26-109 Laurea Mishra – 5_5_26-146 Laurea Mishra – 5_5_26-204 Laurea Mishra – 5_5_26-397 Laurea Mishra – 5_5_26-345 Laurea Mishra – 5_5_26-308 Laurea Mishra – 5_5_26-282 Laurea Mishra – 5_5_26-247 Laurea Mishra – 5_5_26-161 Load More End of Content.

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La sicurezza informatica del futuro è quantistica: Il progetto PIQCS (FISA) di Marco Avesani

Una tecnologia pensata per proteggere i dati più sensibili, sicura, e che ora punta a diventare “tascabile” grazie a chip fotonici. Il progetto PIQCS dell’Università di Padova e dello spin off ThinkQuantum punta tutto sulla crittografia quantistica In un mondo sempre più digitale, la sicurezza dei dati non è più una questione astratta. Ogni giorno cittadini e istituzioni affidano alle reti informatiche informazioni personali, sanitarie, finanziarie e amministrative: dati che non restano fermi in un solo computer ma circolano tra ospedali, laboratori, data center, sistemi pubblici e privati. Molte di queste comunicazioni, fino ad oggi protette da sistemi considerati sicuri, sono destinate a diventare vulnerabili con l’arrivo dei computer quantistici: non si tratterà semplicemente di macchine più potenti, ma di una tecnologia capace di mettere in crisi i problemi matematici su cui si basa gran parte della crittografia attuale e quindi i meccanismi che oggi proteggono dati, transazioni e comunicazioni in tutto il mondo. Una delle risposte più robuste a questa minaccia arriva dalla fisica quantistica: la Quantum Key Distribution (QKD) utilizza singoli fotoni, ovvero i costituenti fondamentali della luce, per generare e distribuire chiavi crittografiche in modo intrinsecamente sicuro. Nonostante l’interesse crescente, l’adozione su larga scala della QKD richiede un ulteriore salto tecnologico: portare i dispositivi verso standard ancora più elevati di compattezza, efficienza e competitività economica, per accelerarne l’integrazione nelle infrastrutture esistenti. È qui che entra in gioco la fotonica integrata, che con un salto tecnologico decisivo consente di miniaturizzare su chip i principali componenti ottici, rendendo i dispositivi molto più compatti, stabili, efficienti e competitivi sul mercato. Proprio da questa esigenza nasce il progetto PIQCS (Photonic Integrated Quantum Cryptography System), coordinato da Marco Avesani, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, e finanziato con 4,3 milioni di euro nell’ambito del bando FISA (Fondo Italiano per le Scienze Applicate), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca per sostenere progetti di ricerca applicata ad alto potenziale innovativo e favorirne il trasferimento tecnologico. «L’obiettivo di PIQCS è sviluppare, nei prossimi anni, sistemi di crittografia quantistica compatti, ad alte prestazioni e adatti alla produzione su scala industriale, integrando su chip in un unico dispositivo funzioni oggi distribuite tra diversi componenti ottici specializzati – sottolinea Marco Avesani -. Il progetto punta in particolare a riunire tecnologie come la Quantum Key Distribution (QKD) e i generatori quantistici di numeri casuali (QRNG), componenti essenziali per la sicurezza delle comunicazioni del futuro». Il progetto – che si inserisce nelle politiche europee per la sovranità tecnologica e contribuisce agli obiettivi dello European Chips Act, a sostegno dello sviluppo di tecnologie avanzate nei chip elettronici e fotonici, comprese le tecnologie quantistiche – svilupperà anche moduli compatti e pluggable, simili ai transceiver già impiegati nelle reti di telecomunicazione, facilmente integrabili nelle infrastrutture esistenti. Questo salto è reso possibile dalla collaborazione tra la ricerca sulla fotonica integrata dell’Università di Padova e l’esperienza industriale dello spin-off ThinkQuantum, attivo nello sviluppo di soluzioni per la sicurezza quantistica. Le applicazioni della crittografia quantistica sono ampie e strategiche: dalla sanità alle infrastrutture critiche, dalle comunicazioni governative ai data center industriali, fino alle telecomunicazioni e al settore spaziale. Quest’ultimo rappresenta uno degli ambiti più promettenti: dispositivi compatti e a basso consumo sono particolarmente adatti all’impiego su satelliti, dove risorse, ingombri e potenza disponibile sono fortemente limitati. Sito di progetto: https://piqcs.dei.unipd.it/

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Aurora Boreale a Passo Giau (BL) foto di Aron Lazzaro

Il Sole che sbuffa: la tempesta solare del 20 gennaio e la sfida della tecnologia resistente alle radiazioni

Lo scorso 20 gennaio, la nostra stella ci ha ricordato con forza quanto sia viva e imprevedibile.  Il nostro pianeta, infatti, è stato colpito dalla tempesta solare più potente degli ultimi vent’anni: un’ondata di particelle provenienti dal Sole causata da un fenomeno chiamato Coronal Mass Ejection. Circa 25 ore dopo l’eruzione solare, le particelle hanno raggiunto la Terra e un’enorme energia ha interagito con il campo magnetico del pianeta creando un disturbo talmente intenso da spingere l’aurora boreale fino a latitudini insolitamente basse, uno spettacolo straordinario che è stato visibile anche nel cielo del Veneto.   Ma cos’è successo? L’evento, legato al ciclo solare, ha generato una gigantesca espulsione di plasma e particelle energetiche e ha scatenato una tempesta paragonabile alla famosa tempesta di Halloween del 2003, tra le più intense mai osservate fino a quel momento, che causò danni e malfunzionamenti ai satelliti e alle reti elettriche, minacciando l’affidabilità di GPS e telecomunicazioni, tanto da costringere alcune rotte aree ad essere deviate. Dal 2003 ad oggi le ricerche hanno fatto passi da gigante e di tutto ciò che poteva accadere, per fortuna, non ce ne siamo quasi accorti perché le nostre infrastrutture hanno “retto il colpo”. Grazie alla ricerca e allo sviluppo dell’elettronica, gli operatori satellitari e i gestori delle infrastrutture tecnologiche hanno infatti potuto adottare delle strategie di prevenzione basate su modelli di previsione e studi scientifici sviluppati negli anni. Lo studio dell’effetto delle particelle ionizzanti sui nostri apparati tecnologici è uno degli oggetti di ricerca di cui si occupa anche il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, dove il gruppo di ricerca RREACT, composto da  Marta Bagatin, Stefano Bonaldo, Simone Gerardin e Alessandro Paccagnella, si occupa di studiare come memorie, microprocessori e dispositivi elettronici avanzati si comportano quando vengono colpiti da particelle energetiche provenienti dallo spazio. Collaborando con agenzie spaziali come l’ESA e l’industria dei semiconduttori, i nostri scienziati lavorano per comprendere questi effetti e sviluppare soluzioni che rendano l’elettronica più robusta e affidabile, anche in condizioni estreme come quelle di una tempesta solare. Tramite esperimenti, simulazioni e modelli, il gruppo RREACT si occupa di studiare gli effetti delle radiazioni sulle parti più “deboli” delle memorie e dei chip per cercare di rendere sempre più robusti affidabili i nostri dispositivi. La tempesta del 20 gennaio ha offerto agli scienziati non solo uno spettacolo per gli occhi, ma un banco di prova reale per modelli e dispositivi. Una prova che sembra aver retto molto bene, lasciandoci godere, senza preoccupazioni, le aurore boreali che hanno dipinto il nostro cielo. PER APPROFONDIRE:Puoi seguire l’evoluzione della tempesta solare in tempo reale al sito ESA https://swe.ssa.esa.int/ Foto di copertina: Aurora Boreale a Passo Giau (BL) foto di Aron Lazzaro

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