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La sicurezza informatica del futuro è quantistica: Il progetto PIQCS (FISA) di Marco Avesani

Una tecnologia pensata per proteggere i dati più sensibili, sicura, e che ora punta a diventare “tascabile” grazie a chip fotonici. Il progetto PIQCS dell’Università di Padova e dello spin off ThinkQuantum punta tutto sulla crittografia quantistica In un mondo sempre più digitale, la sicurezza dei dati non è più una questione astratta. Ogni giorno cittadini e istituzioni affidano alle reti informatiche informazioni personali, sanitarie, finanziarie e amministrative: dati che non restano fermi in un solo computer ma circolano tra ospedali, laboratori, data center, sistemi pubblici e privati. Molte di queste comunicazioni, fino ad oggi protette da sistemi considerati sicuri, sono destinate a diventare vulnerabili con l’arrivo dei computer quantistici: non si tratterà semplicemente di macchine più potenti, ma di una tecnologia capace di mettere in crisi i problemi matematici su cui si basa gran parte della crittografia attuale e quindi i meccanismi che oggi proteggono dati, transazioni e comunicazioni in tutto il mondo. Una delle risposte più robuste a questa minaccia arriva dalla fisica quantistica: la Quantum Key Distribution (QKD) utilizza singoli fotoni, ovvero i costituenti fondamentali della luce, per generare e distribuire chiavi crittografiche in modo intrinsecamente sicuro. Nonostante l’interesse crescente, l’adozione su larga scala della QKD richiede un ulteriore salto tecnologico: portare i dispositivi verso standard ancora più elevati di compattezza, efficienza e competitività economica, per accelerarne l’integrazione nelle infrastrutture esistenti. È qui che entra in gioco la fotonica integrata, che con un salto tecnologico decisivo consente di miniaturizzare su chip i principali componenti ottici, rendendo i dispositivi molto più compatti, stabili, efficienti e competitivi sul mercato. Proprio da questa esigenza nasce il progetto PIQCS (Photonic Integrated Quantum Cryptography System), coordinato da Marco Avesani, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, e finanziato con 4,3 milioni di euro nell’ambito del bando FISA (Fondo Italiano per le Scienze Applicate), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca per sostenere progetti di ricerca applicata ad alto potenziale innovativo e favorirne il trasferimento tecnologico. «L’obiettivo di PIQCS è sviluppare, nei prossimi anni, sistemi di crittografia quantistica compatti, ad alte prestazioni e adatti alla produzione su scala industriale, integrando su chip in un unico dispositivo funzioni oggi distribuite tra diversi componenti ottici specializzati – sottolinea Marco Avesani -. Il progetto punta in particolare a riunire tecnologie come la Quantum Key Distribution (QKD) e i generatori quantistici di numeri casuali (QRNG), componenti essenziali per la sicurezza delle comunicazioni del futuro». Il progetto – che si inserisce nelle politiche europee per la sovranità tecnologica e contribuisce agli obiettivi dello European Chips Act, a sostegno dello sviluppo di tecnologie avanzate nei chip elettronici e fotonici, comprese le tecnologie quantistiche – svilupperà anche moduli compatti e pluggable, simili ai transceiver già impiegati nelle reti di telecomunicazione, facilmente integrabili nelle infrastrutture esistenti. Questo salto è reso possibile dalla collaborazione tra la ricerca sulla fotonica integrata dell’Università di Padova e l’esperienza industriale dello spin-off ThinkQuantum, attivo nello sviluppo di soluzioni per la sicurezza quantistica. Le applicazioni della crittografia quantistica sono ampie e strategiche: dalla sanità alle infrastrutture critiche, dalle comunicazioni governative ai data center industriali, fino alle telecomunicazioni e al settore spaziale. Quest’ultimo rappresenta uno degli ambiti più promettenti: dispositivi compatti e a basso consumo sono particolarmente adatti all’impiego su satelliti, dove risorse, ingombri e potenza disponibile sono fortemente limitati. Sito di progetto: https://piqcs.dei.unipd.it/

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A Padova si è concluso con successo il Workshop PXRNMS 2025

Dal 9 all’11 aprile 2025, Padova è stata il palcoscenico di un importante incontro internazionale patrocinato dall’Università di Padova e organizzato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI), in collaborazione con il Dipartimento di Fisica e Astronomia “Galileo Galilei” (DFA): il Physics of X-Ray and Neutron Multilayer Structures – PXRNMS 2025. Questo workshop, dedicato alle tecnologie delle strutture multistrato per la fisica con raggi X e neutroni, ha visto riunirsi esperti da tutto il mondo. Fondata nel 1992 negli stati Uniti, la conferenza è ospitata ogni due anni da importanti istituzioni di ricerca nel settore. L’evento ha seguito l’edizione precedente, che si era svolta in Giappone nel 2023. Il workshop ha ospitato quaranta interventi scientifici, tra cui quello del plenary speaker Peter Böni (Technical University di Monaco di Baviera) e quelli degli invited speaker Matteo Altissimo (Sincrotrone Trieste), Patrice Bras (European Synchrotron Radiation Facility), Danielle Gurgew (Universities Space Research Association – Science and Technology Institute), Yves Ménesguen (CEA Saclay) e Dmitriy Voronov (Advanced Light Source – Lawrence Berkeley National Laboratory). Ad aprire i lavori con i saluti istituzionali è stato il Prorettore alla Ricerca, prof. Fabio Zwirner. Gli interventi hanno preso in esame la fisica dei film ottici multistrato su scala nanometrica, ottimizzati per varie applicazioni nei domini dell’estremo ultravioletto (EUV) e dei raggi X, e per l’ottica dei neutroni. «Tra le principali applicazioni, – spiega Maria Guglielmina Pelizzo, professore associato di Fisica Sperimentale della Materia e Applicazioni e Chair della conferenza – ci sono la fisica dei neutroni per lo studio dei materiali quantistici, come i superconduttori, e i materiali magnetici complessi, la fotolitografia EUV per la produzione di circuiti integrati, e le osservazioni astronomiche dallo spazio nell’estremo ultravioletto e nei raggi X, utili per monitorare l’attività solare e le tempeste geomagnetiche, per l’osservazione di plasmi caldi, supernovae e galassie». Il workshop ha richiamato più di ottanta scienziati di università ed enti di ricerca di tredici paesi e aziende esperte del settore; in particolare, hanno supportato l’evento gli Istituti di Fotonica e Nanotecnologie e di Officina dei Materiali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IFN e CNR-IOM), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e le aziende Zeiss, optiXfab e Rigaku. PXRNMS2025_SB_01_-19 PXRNMS2025_SB_01_-24 PXRNMS2025_SB_01_-33 PXRNMS_2025_SB_02-119 PXRNMS_2025_SB_02-016 PXRNMS_2025_SB_02-001 IMG_3486 IMG_2596 PGH50022 PGH59895 Load More End of Content.

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