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Laura Galvani

Outstanding Paper Award al RADECS

Stefano Bonaldo, Marta Bagatin e Simone Gerardin hanno ricevuto l’Outstanding Paper Award alla conferenza internazionale RADECS 2024 – Radiation Effects on Components and Systems, tenutasi a Maspalomas (Gran Canaria, Spagna) dal 16 al 20 settembre 2024, per il lavoro “TID Mechanism Related to the Charge Trapping in STI Corners of Planar Technologies” avente come autori Stefano Bonaldo, Giulio Borghello, Federico Faccio, Marta Bagatin, Serena Mattiazzo e Simone Gerardin e dei colleghi dell’ETH Zurich (Politecnico Federale di Zurigo, Svizzera). Il premio è stato annunciato in occasione dell’edizione RADECS 2025, tenutasi ad Anversa (Belgio), dal 29 settembre al 6 ottobre 2025.Il lavoro chiarisce alcuni dei più recenti meccanismi di degrado nei transistor CMOS di tecnologie avanzate quando esposti a radiazioni ionizzanti, tipiche di ambienti come lo spazio e gli esperimenti di fisica delle alte energie.

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Schizofrenia: un lavoro di squadra tra ingegneria e medicina apre nuove strade alla cura

Quando pensiamo alla schizofrenia, immaginiamo allucinazioni o deliri, questi sintomi vengono definiti “positivi“, che si aggiungono cioè alla normale esperienza mentale. Esistono però anche dei sintomi che lavorano in maniera opposta e che si manifestano con la perdita o la riduzione di capacità che normalmente esistono e che appunto per questo vengono definiti “negativi“. Un’altra faccia della medaglia, dunque, molto più silenziosa e difficile da trattare: parliamo di apatia, isolamento sociale e perdita di piacere. I farmaci attuali funzionano bene sui sintomi positivi come deliri e allucinazioni, ma non altrettanto su quelli negativi come isolamento e mancanza di motivazione. Una recente ricerca internazionale pubblicata su JAMA Psychiatry ha aggiunto un tassello fondamentale grazie all’attività di Mattia Veronese e Lucia Maccioni, rispettivamente professore e postdoc del Dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Padova, che hanno collaborato con i ricercatori dell’Istituto di psichiatria del King’s College di Londra. Il team di ricerca ha sottoposto 54 persone (26 con schizofrenia e 28 sane) a due scansioni PET, una tecnica che permette di vedere cosa succede nel cervello grazie a una sostanza tracciante che si lega ai recettori della serotonina. Tra una scansione e l’altra ai partecipanti è stata somministrata una dose di d-amfetamina, che provoca indirettamente il rilascio di serotonina nel cervello, per osservare come cambia l’attività di questi recettori. Finora sapevamo molto sul ruolo della dopamina nella schizofrenia, ma il ruolo della serotonina restava in parte sconosciuto. Con questo studio, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta che nei pazienti con schizofrenia, la corteccia frontale (l’area che gestisce motivazione e pianificazione) rilascia molta più serotonina rispetto ai soggetti sani: più alto è questo rilascio, più i sintomi negativi sono gravi e invalidanti. Dunque, la causa dei sintomi “negativi” potrebbe dipendere da un eccesso di serotonina nella corteccia frontale del cervello. Ma come si misura una sostanza invisibile dentro il cervello? In questo studio, Mattia Veronese e Lucia Maccioni hanno dato il proprio contributo utilizzando dei modelli matematici e algoritmi ingegneristici per interpretare le immagini PET. Le immagini PET sono dati grezzi che vengono trasformate in mappe comprensibili grazie ad analisi numeriche sofisticate. In pratica, il team ha usato un tracciante speciale (CIMBI-36) per vedere quanta serotonina veniva rilasciata dopo uno stimolo. Il risultato è chiaro: la disregolazione di questo neurotrasmettitore è un nuovo bersaglio su cui agire per ridurre i sintomi. Con il lavoro di squadra di team multidisciplinari (ingegneri, matematici, clinici, radiochimici e farmacologi) si è giunti a questa scoperta che offre una nuova prospettiva per la cura della schizofrenia: se si riuscirà a creare farmaci capaci di regolare con precisione la serotonina nella corteccia frontale, sarà  finalmente possibile aiutare i pazienti a riprendersi i propri hobby, il lavoro e la vita familiare. Il passaggio dalla ricerca alla pratica clinica richiederà ancora del tempo, ma la direzione è promettente. Anche per questo, l’Università di  Padova continua a investire in tecnologie avanzate per sostenere una medicina sperimentale di alta qualità.

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Misurare il tuo cammino ti migliora la vita

Lo sapevi che la foto di come cammini è un’immagine che parla di te, delle tue patologie, del tuo stile di vita, di quanto stai mantenendo bene il tuo corpo? Tutto questo viene studiato da una branca della bioingegneria che si chiama “analisi del movimento”. Al DEI, all’interno del gruppo di bioingegneria, si colloca il BioMovLab dove si sviluppano, tra l’altro, modelli muscoloscheletrici dell’andatura dei soggetti con patologie, strumenti biomeccanici per fornire una migliore comprensione dell’impatto dei programmi di allenamento/interventi clinici su soggetti patologici. Inoltre, si valutano le prestazioni in diversi sport, tra cui rugby, nuoto, basket, skateboard, pallavolo, utilizzando anche tecnologie markerless per l’analisi del movimento. Ce ne parlano Zimi Sawacha, professoressa associata di Ingegneria Biomedica al DEI ed Elena Pegolo, ex ricercatrice al DEI, ora ricercatrice post doc presso l’Università della California. Ascoltale qui sotto!

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Spin off copertina

Gli Spin-off del DEI: il ponte tra ricerca e mercato

L’Università non si occupa solamente di ricerca e dIdattica, ma anche di trasformare i risultati della ricerca pubblica in valore economico e sociale. Questo avviene anche grazie agli spin off, ovvero imprese innovative nate per tradurre scoperte scientifiche in prodotti e servizi fruibili dal mercato. Dal punto di vista giuridico, lo spin-off è una società di capitali in cui i ricercatori-soci assumono a tutti gli effetti il ruolo di imprenditori, per portare le proprie competenze tecnico-scientifiche e dunque, l’innovazione, fuori dalle mura accademiche. L’Università, pur potendo partecipare o meno come socio, garantisce il supporto necessario per trasformare la ricerca scientifica in prodotti e servizi ad alto valore tecnologico, mettendo a disposizione il know-how e le innovazioni maturate nei laboratori.  Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova è protagonista di questa trasformazione, vantando 8 spin-off attivi (su un totale di 53 di Ateneo), in grado di competere nei settori a più alto valore aggiunto. il Dipartimento trasforma l’eccellenza della ricerca in soluzioni tecnologiche all’avanguardia in settori chiave come AI, quantum computing e telecomunicazioni. Le nostre realtà: Nei prossimi articoli approfondiremo le storie e le tecnologie di questi spin off. Se hai curiosità o domande per i fondatori, invia un’email a comunicazione.dei@unipid.it : daremo voce alle tue richieste nei prossimi numeri della nostra newsletter. Approfondimenti:  https://www.unipd.it/spinoff/elenco) https://www.unipd.it/portfolio-spinoff

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Granchio blu: cosa succede quando ingegneria e biologia marina collaborano

“Granchio blu, la terza invasione! Puoi solo dichiarare guerra a questi mostri!” declamava Andrea Pennacchi lo scorso 18 settembre all’Orto Botanico di Padova, nel suo studio per uno spettacolo intitolato “Alieni in Laguna”. Com’è noto, il granchio blu (Callinectes sapidus) è una specie invasiva legata ai cambiamenti ambientali e climatici che minaccia la biodiversità marina e la pesca, in particolare nel Nord Adriatico. L’emergenza granchio blu è un problema complesso, che richiede un approccio transdisciplinare. Un esempio virtuoso di questo tipo di collaborazione nasce dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, che unisce, in un lavoro sinergico, l’ingegneria dei sistemi di controllo e la biologia. Come racconta il Prof. Mirco Rampazzo (DEI – Unipd), l’idea di una collaborazione con il Dipartimento di Biologia è nata grazie a una studentessa di Control Systems Engineering. La studentessa era fortemente interessata all’ecologia delle popolazioni (come crescono, si riproducono e mutano), un argomento  che in passato era parte del programma dell’insegnamento di sistemi ecologici tenuto al DEI dai Proff. Giovanni Marchesini ed Ettore Fornasini. Per darle la possibilità di approfondire il tema, Rampazzo l’ha messa in contatto con il Prof. Alberto Barausse (Dipartimento di Biologia, DiBio – Unipd), un ingegnere ambientale specializzato in ecologia acquatica applicata e direttamente coinvolto negli studi sul granchio blu. Il granchio blu è diventato così il soggetto centrale della tesi di Caterina Nespolo, con l’obiettivo di descrivere le dinamiche della specie (nascita, crescita e distribuzione) applicando gli strumenti tipici dell’ingegneria: i modelli matematici, in particolare i sistemi dinamici, e le simulazioni numeriche. Come spiega Mirco Rampazzo, l’utilizzo di modelli matematici permette di rappresentare in modo astratto il mondo reale, che è intrinsecamente complesso, ovvero di tradurre le molteplici interazioni ecologiche in uno scenario semplificato, in equazioni, per comprendere la dinamica della popolazione, il suo andamento, come si distribuisce spazialmente, se ci sono situazioni di equilibrio stabili o instabili e quali siano le interconnessioni fra cause ed effetti. Grazie ai modelli matematici è dunque possibile fare previsioni sull’andamento futuro del granchio blu. I modelli e le simulazioni possono così contribuire a supportare le decisioni di gestione, valutando in anticipo l’impatto di diverse azioni (ad esempio, quanto intensamente pescare) sugli equilibri dell’ecosistema. Affinché i modelli siano affidabili, è necessario avere a disposizione molti dati. Il gruppo dei proff. Alberto Barausse e Carlotta Mazzoldi sta raccogliendo dati sul granchio blu, grazie anche a progetti finanziati dalla Fondazione Cariparo e dal FEAMPA (Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura) e sta sviluppando strumenti modellistici ai fini previsionali. La raccolta dati si svolge sia sul campo, in particolar modo nelle lagune del Delta del Po, Venezia, Caorle, sia in laboratorio. Osservatori dell’Università di Padova, assieme ai pescatori locali, misurano, pesano e verificano il sesso dei granchi catturati in trappole e reti. Nello stesso tempo, si registrano le condizioni ambientali, in particolare temperatura e salinità, ritenute fondamentali per comprendere la distribuzione del granchio blu. In laboratorio (nella Stazione Idrobiologica “Umberto D’Ancona” a Chioggia,, struttura dell’università di Padova fondata negli anni Quaranta del secolo scorso), si effettuano invece esperimenti controllati in acquario, per misurare la tolleranza e la reazione fisiologica del granchio a diverse combinazioni di temperatura e salinità.     Recovered_probe Probe_in_field Nassa Biometric_measurements Crab_with_HR_sensor   Questi dati sono fondamentali perché il granchio blu è una specie plastica: la sua fisiologia si adatta a seconda delle condizioni ambientali locali. I dati raccolti negli Stati Uniti, dove ci sono molti studi sull’argomento, non sono estrapolabili ai granchi blu del nostro territorio: per poter fare previsioni affidabili nell’Adriatico dobbiamo lavorare sui nostri dati. In realtà, servirebbero anni di misurazioni, sottolinea Barausse, ma siccome non possiamo dedicare anni a raccogliere dati, visto che vi è un’emergenza in corso, usiamo lo spazio per sopperire alla mancanza di tempo, ovvero monitoriamo tanti punti diversi per verificare l’effetto della salinità e della temperatura sul granchio blu. Per contrastare l’invasione del granchio blu nell’Adriatico si sono uniti in uno sforzo congiunto Presidenza del Consiglio, Ministeri, Università ed enti di ricerca scientifica, rappresentanze di categoria, sotto il coordinamento di un Commissario Straordinario, Enrico Caterino. Oggi chi deve prendere le decisioni per gestire “l’emergenza granchio blu” è di fronte a una scelta complessa.  Da una parte si pensa al prelievo mirato e al contenimento. Dall’altra si pensa a uno sfruttamento sostenibile. Se si andasse in questa seconda direzione si tratterebbe di accettare, dunque, la presenza della specie nel breve e medio termine e sviluppare una filiera economica. Oltre allo sfruttamento in ambito alimentare, si stanno studiando utilizzi alternativi del granchio blu, come la produzione di ammendanti, biogas o l’estrazione di chitosano (NdR: un polisaccaride che sembrerebbe efficace nel ridurre l’assorbimento intestinale di colesterolo e trigliceridi). Questa scelta richiederebbe pertanto una gestione sostenibile del granchio blu, per mantenere la risorsa a lungo termine nelle nuove filiere. Dunque, è a livello di modelli che il DEI può apportare un contributo cruciale in entrambi questi contesti. L’obiettivo è duplice. In primo luogo, i modelli servono per analizzare la situazione attuale in modo da individuare gli stadi vitali più critici (come le femmine con le uova in riproduzione) e calcolare con precisione quanto pescare per ridurre al massimo la popolazione. In secondo luogo, questi strumenti sono essenziali per prevedere gli scenari futuri, garantendo così il mantenimento della risorsa “granchio blu” per un suo sfruttamento sostenibile. L’auspicio è che questa collaborazione transdisciplianre  tra Ingegneria dei Controlli e Biologia, che applica un approccio integrato e modelli previsionali per affrontare un problema così articolato, possa aiutare i decisori (come governi e organi legislativi) a compiere le scelte più sostenibili.   Approfondimenti:Granchio Blu. Nuovo progetto pilota da 1,5 milioniBlue crab action plan, nuovo progetto per mappare il granchio blu Focus ARPA VenetoGranchio blu: la Fondazione in campo per salvare l’ecosistema marino Specie aliene nella laguna di Venezia: non solo il granchio blu  

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Best Paper Award alla Conferenza ESREF 2025

Riccardo Fraccaroli, PhD, insieme a tutti gli altri co-autori, ha vinto il best paper award per l’articolo “Field driven failure mechanism on 100V p-GaN HEMT with gate metal retraction”, presentato alla conferenza ESREF 2025, che si à tenuta a Bordeaux (Francia) dal 6 al 9 ottobre 2025.   Gli autori attualmente presenti all’interno del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) sono i seguenti: Riccardo Fraccaroli, Matteo Dell’Andrea, Simone Longato, Manuel Fregolent, Isabella Rossetto, Carlo De Santi, Gaudenzio Meneghesso, Enrico Zanoni, Matteo Meneghini.

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Best poster award per Mattia Tamiazzo

Lo studente borsista Mattia Tamiazzo ha ricevuto il premio “Best poster award for application-oriented impact” alla IEEE – EURASIP Summer School on Signal Processing (S3P 2025) che siè tenuta a San Vincenzo (LI), dal 21 al 26 settembre 2025, per il lavoro “TeLL-Me What You Can’t See: A Vision-Language Framework for Forensic Mugshot Augmentation”, autori: S. Cavasin, P. Biasetton, M. Tamiazzo, S. Milani, M. Conti.

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Padova sede della 1st IFAC Joint Conference on Computers, Cognition and Communication 2025 su Automazione, Intelligenza Artificiale e Robotica

Dal 15 al 18 settembre 2025, Padova ha ospitato la prima edizione della IFAC Joint Conference on Computers, Cognition and Communication (J3C 2025). Questo nuovo e importante evento internazionale è nato con l’obiettivo di promuovere la ricerca e la collaborazione sui sistemi complessi di controllo e automazione, focalizzandosi in particolare su controllo e intelligenza artificiale, soluzioni di sistemi di rete e ciberspazio-fisici, e moderni approcci all’automazione di processi complessi. Organizzata con la collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) e di Fondazione UniSMART, questa edizione inaugurale ha visto il Prof. Gian Antonio Susto ricoprire il ruolo di General Chair. La proposta di candidatura è stata un successo per Padova, che nel 2023, durante l’IFAC World Congress di Tokyo, ha superato la concorrenza di Singapore grazie all’iniziativa del Prof. Gian Antonio Susto, coordinatore dell’AMCO Lab (Artificial Intelligence, Machine Learning & Control) dell’Università di Padova. Promossa dalla storica e autorevole International Federation of Automatic Control (IFAC), la conferenza ha riunito circa 250 scienziati, ricercatori e leader industriali provenienti da 40 paesi di tutti i continenti. L’espressione “Joint Conference” deriva dal raggruppamento di tre sotto-eventi in un’unica, grande manifestazione: i consolidati eventi triennali ‘Symposium on Telematics Applications’ (TA) e ‘ Conference on Intelligent Control and Automation Sciences’ (ICONS), giunti alla settima edizione, più il nuovo evento ‘Workshop on Engineering and Architectures of Automation Systems’ (EAAS). Questa scelta strategica non solo ha aumentato la partecipazione e la risonanza internazionale, ma ha anche portato un significativo beneficio in termini di sostenibilità ambientale (riduzione degli spostamenti e dei viaggi aerei). Le quattro giornate di J3C 2025 si sono tenute presso il Centro Culturale San Gaetano, offrendo un ricco programma di presentazioni scientifiche, sessioni tematiche e momenti di networking. I tre sotto-eventi, pur uniti da un unico filo conduttore, si sono concentrati su aree distinte: ICONS: incentrato su computazione d’avanguardia, algoritmi, modelli complessi, intelligenza artificiale, reti neurali, deep learning e approcci data-driven; TA: focalizzato sulle decisioni automatiche in contesti smart city o distribuiti, come l’IoT; EEAS: dedicato ai sistemi di controllo e automazione (per l’industria e le automobili), all’Industria 5.0, alla robotica collaborativa e alle architetture di fabbrica. La cerimonia di apertura ha visto gli interventi istituzionali di Margherita Cera, assessore del Comune di Padova con deleghe, tra le altre, all’Innovazione e alla Transizione Digitale, e Gaudenzio Meneghesso, Direttore del DEI. Il momento clou della conferenza si è svolto nel pomeriggio del 17 settembre nell’Aula Magna del Bo, dove sono stati celebrati i migliori giovani ricercatori. L’evento ha incluso anche un panel strategico sul futuro dell’ingegneria e sulle attività dell’IFAC, con la partecipazione dei tre presidenti IFAC (un past president Frank Allgöwer, l’attuale, Dongil “Dan” Cho e il futuro presidente, Maria Prandini), culminando con la premiazione dei contributi più innovativi e di impatto. La prossima edizione di J3C è in programma per il 2028 e l’assegnazione della sede avverrà in Corea l’anno prossimo, durante l’IFAC World Congress, l’evento principale dell’organizzazione che si tiene ogni tre anni.

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Workshop AIMS 5.0 DeepTech

Nei giorni 18-19 settembre si è riunito il Team Europeo 5.0 in occasione del Workshop AIMS 5.0 DeepTech, tenuto nel contesto dell’IFAC J3C – IFAC Joint Conference on Computers, Cognition and Communication e co-organizzato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI). AIMS50 è una delle principali iniziative dell’UE sull’intelligenza artificiale per la Produzione Sostenibile e l’Industria 5.0, giunta al terzo anno, che vede la partecipazione di 53 partners di 12 nazioni. Tra i partecipanti al workshop, leader europei del settore, erano presenti Infineon Technologies e LFoundry. Le due giornate sono state un’entusiasmante opportunità per condividere i progressi di una ventina di casi d’uso, allineare le strategie per massimizzare l’impatto e la visibilità, rafforzare la collaborazione tra partner di ricerca e industriali. In particolare, nel progetto, il gruppo di ricerca dell’Università di Padova, guidato dal Prof. Gian Antonio Susto, coordinatore dell’AMCO Lab (Artificial Intelligence, Machine Learning & Control), sta sviluppando soluzioni di riconoscimento di anomalie in grado di identificare difetti e fenomeni di degrado nei processi produttivi industriali, anche in assenza di dati supervisionati. Le metodologie sviluppate rientrano inoltre nell’ambito della eXplainable Artificial Intelligence (XAI), un settore di ricerca che mira a fornire spiegazioni comprensibili per le soluzioni di Intelligenza Artificiale di tipo black-box, rendendo i suggerimenti e le stime di tali tecnologie più trasparenti, affidabili e facilmente traducibili in azioni da parte degli utenti.

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“GTTI PhD award for PhD Theses in the field of Communication Technologies” per Laura Crosara

Durante la riunione nazionale annuale dell’Associazione Gruppo Telecomunicazioni e Tecnologie dell’Informazione” (GTTI), formato dai docenti e dai ricercatori che operano nel settore delle telecomunicazioni e, più in generale, nell’area dell’ICT – Information and Communication Technology – presso le Università italiane, la dottoressa di ricerca Laura Crosara è stata premiata come vincitrice del “GTTI PhD award for PhD Theses in the field of Communication Technologies” per la sua tesi di dottorato “Physical Layer Techniques for the Protection of Positioning Signals and Communication Systems”. Il premio viene assegnato annualmente alle tre migliori tesi di dottorato nell’ambito delle Telecomunicazioni, discusse in istituzioni italiane nell’anno appena trascorso, a giudizio di una commissione di docenti del settore.

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