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Laura Galvani

[ING.tonic] 2026. Cosa ricordare dei primi due incontri

Rivedi i due eventi: Non hai potuto raggiungerci agli ultimi [ING.tonic], gli aperitivi scientifici organizzati dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI)? Abbiamo preparato per te un piccolo recap! Nei primi due appuntamenti interdisciplinari, che si sono tenuti ad Arcella Bella, abbiamo scoperto come la matematica e l’ingegneria si applichino a due ambiti apparentemente distanti, ma fondamentali per le nostre vite: la tutela della privacy e la comprensione del benessere sessuale. Nel primo incontro, intitolato “Anonimi ma identificabili: quando la matematica può salvare la nostra privacy”, Francesco Silvestri, professore di Big Data Computing e Architettura degli Elaboratori al DEI (Unipd), ha spiegato come dati apparentemente innocui possano rivelare informazioni sensibili e addirittura l’identità. Attraverso casi storici eclatanti, è stato dimostrato come la semplice rimozione di nome e cognome non basti a proteggerci. Incrociando database pubblici apparentemente anonimi con altre informazioni (come foto dei paparazzi, notizie di cronaca o agende pubbliche), scienziati e giornalisti sono riusciti in passato a tracciare gli spostamenti esatti di star del cinema, a localizzare i domicili di parlamentari europei e persino a svelare la planimetria di basi militari segrete in Afghanistan partendo dai percorsi di corsa tracciati dall’app Strava. Un dato, infatti, non è mai davvero sicuro se può essere incrociato con altre informazioni future. Una soluzione si chiama Differential Privacy, una tecnica che introduce intenzionalmente del “rumore matematico” (alterazioni casuali) nei dati dei singoli. Questo garantisce alle persone di proteggere la propria riservatezza, consentendo nel contempo, su grandi numeri, di ripulire il rumore e ottenere statistiche aggregate precise. Una tecnologia già usata da colossi come, per esempio, Apple e Google. Oggi la sfida principale per la Differential Privacy è rappresentata dai Large Language Model (LLM), i modelli alla base delle moderne intelligenze artificiali: l’obiettivo è impedire che possano divulgare inavvertitamente informazioni sensibili. ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-78 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-68 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-49 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-31 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-26 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-14 ING_tonic 2026 – 18 giugno – Silvestri-13       Nell’appuntamento del 29 giugno, intitolato “Oltre il tabù della salute sessuale: quando dati, corpo e mente si incontrano”, la prospettiva si è spostata sulla salute e sulla neurofisiologia, mostrando come discipline apparentemente lontane collaborino oggi per studiare la salute sessuale. La psicologa e sessuologa Celeste Bittoni, ricercatrice del Sex Lab del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione (Unipd) e l’ingegnere Damiano Varagnolo, professore di Controlli automatici del DEI (Unipd) hanno presentato una ricerca pionieristica del Padova Sex Lab che punta a superare il classico approccio medico focalizzato solo sul dolore, per mappare scientificamente i meccanismi del piacere e del benessere sessuale. Su un campione femminile, il team ha unito l’analisi di dati fisiologici e percezioni soggettive alle misurazioni cerebrali ottenute con l’elettroencefalogramma. Lo studio ha rivelato che all’avvicinarsi dell’orgasmo si registra un aumento esponenziale delle onde gamma (oscillazioni veloci collegate all’attenzione e all’intensità percepita) del cervello. Queste ricerche aprono le porte a terapie “adattative” per disturbi come il vaginismo (comune dopo parti difficili o cure oncologiche). L’obiettivo attuale è sviluppare sistemi automatici di gestione delle terapie guidati da algoritmi ingegneristici, capaci di leggere in tempo reale lo stress o la tensione della paziente per adattare istantaneamente il trattamento in modo personalizzato e indolore.   Varagnolo Bittoni ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-25 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-40 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-164 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-20 ING_tonic 2026 – 29 GIUGNO – Bittoni Varagnolo-8 [ING.tonic] si prende una pausa per le vacanze. Le iscrizioni non sono ancora aperte, ma intanto segnati in agenda il 17 settembre e il 15 ottobre per i prossimi appuntamenti della rassegna [ING.tonic]! Buona estate!   Rivedi ora i due eventi! https://www.youtube.com/watch?v=9U8nmtRK6Cw&t=1689shttps://youtu.be/2aRZtfyjbPI?si=tDr9en6XxOZ56Npl

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Antenne invisibili e motori green: la ricerca del DEI sulle tecnologie di plasma per applicazioni spaziali

Immagina di poter accendere e spegnere un’antenna con la stessa facilità con cui premi l’interruttore della luce in soggiorno, o di poter muovere un satellite nello spazio usando semplicemente dell’acqua o dello iodio al posto dei costosi propellenti tradizionali. Tutto questo non è fantascienza, ma il cuore della ricerca d’avanguardia che si conduce al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova (DEI), dove la fisica dei campi elettromagnetici incontra l’ingegneria aerospaziale. Il segreto di questa rivoluzione tecnologica risiede in un elemento della nostra quotidianità: il plasma. Per capire di cosa si tratta, basti pensare ai comuni tubi al neon per l’illuminazione. Il plasma non è altro che un gas ionizzato, uno stato della materia in cui gli elettroni si separano dagli atomi creando un flusso di particelle cariche, capace di condurre elettricità e di rispondere ai campi magnetici.Proprio partendo da questo principio, il gruppo di ricerca guidato da Mirko Magarotto, Ricercatore Universitario (RTT) presso il DEI, sta sviluppando soluzioni destinate a cambiare il futuro delle telecomunicazioni e dei viaggi orbitali, in una sinergia che unisce diverse realtà accademiche padovane. La ricerca è infatti portata avanti grazie alla stretta collaborazione tra il DEI e il DII (Dipartimento di Ingegneria Industriale) dell’Università di Padova, trovando il suo fondamentale punto di raccordo nel CISAS, il Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali “Giuseppe Colombo”. Inoltre, il legame tra università e impresa si concretizza attraverso la collaborazione con T4i (Technology for Propulsion and Innovation), un ex spin-off dell’Università di Padova, nato proprio insieme ai ricercatori per trasformare questi studi in realtà commerciali. Il primo grande filone dell’attività di ricerca riguarda le antenne al plasma, che presentano vantaggi straordinari rispetto a quelle metalliche tradizionali. Questa attività, avviata circa dieci anni fa al DEI e portata avanti insieme al professor Capobianco, rappresenta oggi una competenza distintiva dell’Università di Padova, tra i pochi centri al mondo in grado di sviluppare questo tipo di antenne. Quando il gas, racchiuso in piccoli tubi di vetro, viene attraversato da una determinata potenza elettrica, si trasforma istantaneamente in plasma, diventando un’antenna perfettamente funzionante. Quando la corrente viene tolta, il plasma torna a essere un gas neutro e l’antenna sparisce. Questa capacità di apparire e scomparire permette di modificare radicalmente le proprietà di trasmissione e ricezione senza bisogno di muovere nulla fisicamente: niente motori, niente bracci meccanici che rischiano di bloccarsi in orbita, ma solo interruttori elettronici. Inoltre, questa tecnologia azzera le interferenze tra dispositivi vicini, un problema enorme dei moderni satelliti, sempre più numerosi. Il secondo ambito di ricerca è la propulsione al plasma, un’attività storica per l’ateneo iniziata ormai una ventina di anni fa dal professor Daniele Pavarin del DII, che ha fatto da supervisore al dottorato dello stesso Magarotto, gettando le basi per gli sviluppi attuali. Questa tecnologia ribalta completamente l’immaginario collettivo legato ai viaggi nello spazio. Se pensiamo a un razzo, ci vengono in mente strutture gigantesche ed enormi nuvole di fuoco, perfette per vincere la gravità terrestre. I motori al plasma, invece, sono compatti, efficientissimi e progettati per operare esclusivamente quando si è già in orbita. Il gas viene iniettato nel sistema, trasformato in plasma e poi accelerato ad altissima velocità fuori da un piccolo ugello, generando una spinta continua e ultra precisa. Sistemi simili sono già utilizzati in missioni famose, come quella della sonda BepiColombo per esplorare Mercurio o della costellazione di satelliti Starlink. La vera sfida oggi si gioca sulla sostenibilità economica dello spazio, che sta abbandonando la dimensione della nicchia scientifica per entrare in una vera e propria economia di scala. Proprio per questo motivo, programmi strategici internazionali promossi dalla Commissione Europea, insieme ai progetti dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Agenzia Spaziale Italiana, stanno supportando finanziariamente le ricerche sulle telecomunicazioni e la propulsione spaziale. In quest’ottica, un propellente innovativo come l’acqua è incredibilmente affascinante perché teoricamente estraibile anche dagli asteroidi durante i futuri viaggi di esplorazione. Studiare queste tecnologie richiede uno sforzo fortemente interdisciplinare, che unisce le competenze di elettromagnetismo del DEI e l’esperienza aerospaziale del DII. I ricercatori lavorano in laboratori d’eccellenza all’interno del CISAS, simulando al computer la dinamica delle particelle e testando i prototipi all’interno di speciali camere a vuoto, dove la pressione scende a un milionesimo di millibar. Ed è lì, nel buio di quelle camere, che il plasma si accende, brillando di una luce propria e mostrando la via per il futuro dell’esplorazione spaziale.

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[ING.tonic] 2026: gli appuntamenti con la ricerca…per l’aperitivo!

Torna anche nel 2026 l’iniziativa [ING.tonic]: quattro aperitivi con i ricercatori e le ricercatrici del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione. Quattro nuovi approfondimenti nati per fare chiarezza sulle tecnologie ingegneristiche più recenti e sul loro impatto concreto nella nostra vita quotidiana. La modalità? Sempre quella in cui si chiacchiera meglio: al bar per un drink. Come funziona? L’ingresso è gratuito!  Per questioni organizzative è richiesta la registrazione su Eventbrite (link nell’elenco qui sotto) GLI APPUNTAMENTI:

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[ING.tonic] 29 giugno. Oltre i tabù della salute sessuale: dati, corpo e mente si incontrano

Il secondo appuntamento della rassegna di Terza Missione [ING.tonic] 2026 si terrà il 29 giugno dalle ore 19:30 e avrà il seguente titolo: Oltre i tabù della salute sessuale: dati, corpo e mente si incontrano. Come possono collaborare ingegneria e psicologia per migliorare la salute sessuale delle persone? Come si misura il piacere? E il dolore? Possiamo davvero usare dati e algoritmi per comprendere esperienze così intime e personali? In questo aperitivo divulgativo, Celeste Bittoni, ricercatrice del Sex Lab del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università d Padova e Damiano Varagnolo, professore di Controlli automatici del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, ci accompagneranno in un viaggio tra scienze psicologiche e ingegneria, mostrando come discipline apparentemente lontane collaborino oggi per studiare la salute sessuale e possano approfondire questioni come la salute del pavimento pelvico e il complesso intreccio tra corpo, mente e cervello. Attraverso esempi concreti e un linguaggio accessibile a tutti, scopriremo come la ricerca stia superando vecchi tabù e aprendo nuove prospettive per comprendere meglio il benessere sessuale e sviluppare approcci sempre più personalizzati alla salute. Parleremo anche delle sfide e delle frontiere future di questa collaborazione interdisciplinare: dalle nuove tecnologie per la raccolta e l’analisi dei dati alle possibili applicazioni nella ricerca e nella pratica clinica. Un incontro informale per chi è curioso di capire cosa succede quando la tecnologia incontra l’esperienza umana e per immaginare come potrebbe evolvere, nei prossimi anni, il modo in cui comprendiamo e ci prendiamo cura della salute sessuale. Questo secondo appuntamento si svolgerà ad Arcella Bella. COME PARTECIPAREL’evento è gratuito: per questioni organizzative si richiede la prenotazione su Eventbrite, a questo link.

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Dalla ricerca accademica sulla comunicazione quantistica all’impresa: lo spin-off ThinkQuantum S.r.l.

La protezione dei nostri dati digitali si affida quasi esclusivamente alla complessità matematica, ma con l’avvento dei futuri computer quantistici, molti degli attuali sistemi di cifratura potrebbero diventare vulnerabili. È qui che entra in gioco la comunicazione quantistica, che rivoluziona il concetto di sicurezza offrendo una crittografia teoricamente inviolabile perché si basa su principi fisici della meccanica quantistica. Questi principi permettono, infatti, di rilevare qualsiasi tentativo di intercettazione: se qualcuno prova a “spiare” la comunicazione, lascia tracce inevitabili. La crittografia quantistica supera, quindi, i limiti dei sistemi attuali: se qualcuno cerca di leggere l’informazione trasmessa su un fotone, che è una particella quantistica elementare, ne altera inevitabilmente lo stato, permettendo di accorgersi del tentativo di intrusione. Tuttavia, non si invia il messaggio vero e proprio tramite i fotoni, ma si usa la meccanica quantistica per creare una chiave segreta (Quantum Key Distribution  – QKD) e garantire la totale sicurezza della trasmissione, proteggendo le informazioni anche da futuri attacchi di calcolo quantistico. La QKD permette, infatti, di generare chiavi crittografiche casuali, condivise solamente dal trasmettitore e dal ricevitore.  È proprio questo il campo di attività di ThinkQuantum, spin-off del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova. Il suo percorso parte nei primi anni 2000, con le ricerche pionieristiche del professor Paolo Villoresi, (Ordinario di Fisica Sperimentale presso il DEI) sulla comunicazione quantistica satellitare. La svolta arriva nel 2019 con un brevetto innovativo: un dispositivo capace di codificare informazioni sulla polarizzazione della luce con velocità altissima e rumore minimo. Un’innovazione tale da aggiudicarsi l’Intellectual Property Award 2021. Nello stesso anno, grazie alla licenza d’uso esclusivo del brevetto concessa dall’Ateneo, nasce ufficialmente ThinkQuantum per portare questa tecnologia sul mercato. L’obiettivo principale dello spin-off è lo sviluppo di soluzioni per la crittografia basate su tecnologie ottiche e quantistiche, in particolare per realizzare sistemi per la distribuzione di chiavi crittografiche e quantistiche (QKD) e dispositivi per generare di numeri casuali (Quantum Random Number Generation – QRNG). Passare da un complesso apparato sperimentale in un laboratorio a un prodotto industriale vendibile è stata la vera sfida ingegneristica. ThinkQuantum ha vinto questa scommessa producendo sistemi di trasmissione e ricezione che sono, a tutti gli effetti, dispositivi “plug and play”. Si presentano come apparati “rack-mount” standard per garantire una rapida integrazione nelle attuali infrastrutture di comunicazione e pronti per essere collegati alle comuni reti in fibra ottica. Questa capacità di rendere la tecnologia quantistica accessibile e scalabile ha permesso all’azienda di conquistare clienti istituzionali e privati in tutta Europa, dando lavoro a una trentina di professionisti altamente qualificati. Il legame con l’Università rimane il motore pulsante dell’innovazione. Il gruppo di ricerca “Quantum” al DEI è cresciuto insieme all’azienda, contando oggi tre docenti strutturati e oltre 15 ricercatori. Il professor Giuseppe Vallone, co-fondatore dello spin-off, descrive questo legame come un circolo virtuoso: «La sinergia tra università e spin-off rappresenta un asset strategico nei bandi nazionali ed europei. Presentarsi come partner integrati permette di dimostrare la completezza della catena del valore, garantendo il passaggio dalla validazione in laboratorio alla commercializzazione del prodotto. Tale approccio costituisce un valore aggiunto determinante in fase di valutazione». ThinkQuantum non è solo un partner di ricerca, ma un’azienda che investe sul futuro finanziando borse di dottorato (due già attive e altre due in arrivo) e offre tirocini aziendali che permettono agli studenti di conoscere una realtà industriale d’eccellenza, senza allontanarsi dall’ecosistema universitario. Un altro importante obiettivo di ThinkQuantum è, infatti, quello di dare opportunità ai ragazzi che ovviamente non possono rimanere tutti in ambito universitario e possono poi fare un lavoro legato alle competenze che hanno acquisito con la ricerca accademica.  Trasformare la propria ricerca in uno spin-off, non è semplice e alla domanda diretta su questo punto, Vallone dà un consiglio pragmatico: «Serve qualcuno che si occupi del progetto al 100%, giorno per giorno. La gestione aziendale richiede competenze specifiche. Fondamentale è stato poter contare un CEO, Simone Capeleto, con competenze tecniche e manageriali e una pluriennale esperienza aziendale, ma anche sul supporto tecnico, logistico e amministrativo di Officina Stellare». Proprio con il supporto del socio di maggioranza Officina Stellare, ThinkQuantum guarda al futuro con l’obiettivo di espandersi non solo nel “quantum“, ma in tutto il settore della fotonica e dell’ottica avanzata.  Un ulteriore sviluppo in questa direzione è rappresentato dal trasferimento recente del team di Ricerca & Sviluppo di ThinkQuantum dalla sede di Via Trieste a un nuovo edificio di proprietà in via Ariosto, sempre a Padova. Il cambiamento riflette una fase di crescita dell’azienda in un settore altamente specializzato e suggerisce come attività di ricerca, se adeguatamente valorizzate, possano contribuire alla generazione di ricadute economiche e sociali sul territorio. Approfondimenti  Il sito web di ThinkQuantum Chiavi crittografiche per la Terra e lo spazio – Il caso ThinkQuantum, Il Sole 24 Ore, 12 maggio 2025 Villoresi: «Nel Nobel a Zeilinger c’è anche un pezzo di ricerca fatta a Padova», Il Corriere del Veneto, 6 ottobre 2022

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Vantaggi e insidie nell’uso dell’IA nella ricerca scientifica 

Oggi si parla sempre più spesso di “AI Graduate Student”: sistemi di intelligenza artificiale con competenze paragonabili a quelle di un ricercatore o di uno studente di dottorato, non solo per scrivere testi o codice, ma per sviluppare idee e svolgere ricerca teorica.  Su questo tema si è cimentato il professor Morten Gram Pedersen, che ha sperimentato diversi sistemi di IA per verificarne le capacità nell’intera attività, dalla formulazione del problema di ricerca, allo sviluppo della teoria, fino alla stesura di un articolo scientifico. L’obiettivo era riprendere un progetto di ricerca abbozzato anni prima, incentrato sull’inibizione reciproca tra neuroni e sull’applicazione di modelli matematici complessi. L’esperienza iniziale ha ricordato quella di un tesista alle prime armi: l’IA non era in grado di formulare il problema in modo sensato e, una volta formulato il modello da studiare, proponeva soluzioni e analisi apparentemente complete, che a un esame più attento  rivelavano passaggi affrettati o errori grossolani. Il professore ha testato diversi sistemi, Gemini Pro, l’IA cinese Kimi   («particolarmente efficace nei calcoli») e Claude Pro, facendoli “dialogare” tra loro: passava a un sistema il lavoro di ricerca prodotto dall’altro, affinando progressivamente i risultati. L’osservazione principale è che le Intelligenze Artificiali faticano a impostare correttamente un problema complesso. Si comportano come uno studente appena uscito dai corsi, convinto che tutto sia semplice. Tuttavia, quando ricevono istruzioni precise, sanno sorprendere nella fase di esplorazione scientifica: propongono equazioni appropriate e riscrivono i sistemi nella forma richiesta. Il paradosso è che poi sbagliano calcoli banali, costringendo a verifiche continue, – «Sei sicuro? Mi sembra manchi un segno meno…» –  e talvolta a ricominciare da capo. In queste fasi di supervisione dell’IA, l’esperienza e l’intuizione erano cruciali, proprio come lo sono nella supervisione di un dottorando. Un altro limite è la tendenza all’autoconferma: quando l’IA imbocca una strada sbagliata nell’analisi, fatica a correggersi, rendendo utile il passaggio a un sistema diverso. Il professor Pedersen ha salvato oltre quaranta versioni del lavoro, tornando spesso a bozze precedenti. In particolare, Gemini tendeva a inventare citazioni inesistenti, mentre Claude risultava più preciso, pur con qualche svista. Nonostante questi limiti, il vantaggio in termini di tempo sulla ricerca è notevole. Un compito che richiederebbe settimane a un tesista o a un dottorando al primo anno, come studiare un metodo scientifico e capire come applicarlo, con l’IA si risolve in pochi minuti. L’intero articolo, poi pubblicato come preprint e attualmente in revisione a una rivista scientifica, è stato completato in circa due settimane di lavoro effettivo. La conclusione del professor Pedersen è chiara: l’IA oggi è un potente motore di ricerca, scava nei dati, connette paper scientifici tra loro e accelera le fasi di scoperta, come un bravo studente magistrale, forse un dottorando al primo anno. Con un problema ben definito, permette di lavorare molto velocemente. Tuttavia, questa efficienza nasconde un’insidia sistemica molto pericolosa. Il rischio è che “il sistema”, in particolare i decisori politici attratti da un immediato risparmio economico nella convinzione che l’algoritmo possa sostituire il capitale umano, non investi più nei dottorandi. Niente di più falso. «Servono studenti e dottorandi che imparino i metodi e le teorie “sporcandosi le mani” sul campo, con i calcoli, i ragionamenti e il lavoro quotidiano in laboratorio», afferma il professor Pedersen. «Se questa formazione viene a mancare, stiamo ipotecando il nostro futuro: quando i professori meno giovani andranno in pensione, chi guiderà la ricerca? Senza una solida conoscenza teorica ed empirica di base, mancheranno le persone capaci di controllare criticamente il lavoro dell’IA» conclude il professor Pedersen.   Il grande rischio, dunque, non è l’IA in sé, ma la cieca illusione che basti porre una domanda per ottenere la risposta giusta. Approfondimenti La Commissione e la comunità della ricerca elaborano orientamenti sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale generativa nella ricerca, Comunicato Stampa, 20 Marzo 2024 (con link a diversi approfondimenti). Why I may ‘hire’ AI instead of a graduate student, March 12, 2026 Vibe physics: The AI grad student, March 23, 2026 Il preprint dell’articolo del professor Pedersen 

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Premio “Outstanding Associate Editor” per Alberto Pretto a ICRA 2026

Alberto Pretto, professore associato al DEI, è stato insignito dell’”Outstanding Associate Editor Award” in occasione di ICRA 2026  (IEEE International Conference on Robotics and Automation), svoltasi dall’1 al 5 giugno a Vienna (Austria). ICRA è la conferenza di riferimento e la più prestigiosa a livello internazionale nel campo della robotica e dell’automazione.Il comitato editoriale di questa edizione ha gestito una mole di lavoro straordinaria, valutando oltre 5 mila paper e coordinando più di 13 mila revisioni, grazie al contributo di oltre 8400 esperti. In questo rigoroso processo di selezione, che ha visto il coinvolgimento di 694 Associate Editor (AE), solo cinque sono stati premiati con l’”Outstanding AE Award” per l’eccezionale qualità del lavoro svolto.

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[ING.tonic] 18 giugno. Anonimi ma identificabili: quando la matematica salva la nostra privacy

Il 18 giugno 2026 riparte la rassegna di Terza Missione [ING.tonic] – il ciclo di aperitivi con i ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, per fare quattro chiacchiere al bar su argomenti di cui “ci piacerebbe sapere di più” e per scoprire come l’ingegneria non è poi così distante da noi. Anche quest’anno gli appuntamenti “fuori sede” saranno quattro. Il primo appuntamento si terrà il 18 giugno dalle ore 19:30 e avrà il seguente titolo: Anonimi ma identificabili: quando la matematica salva la nostra privacy. Com’è possibile proteggere i nostri dati e la nostra identità, in un’epoca in cui le nostre informazioni personali viaggiano su canali digitali? Ne parleremo durante un aperitivo con Francesco Silvestri, professore di Big Data Computing e Architettura degli Elaboratori al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova. Attraverso esempi reali e sorprendenti scopriremo come dati apparentemente innocui possano rivelare identità, abitudini e informazioni personali. Dai tragitti dei taxi di New York ai dati medici “anonimizzati”, capiremo perché cancellare nome e cognome spesso non basti a proteggerci. Esiste, tuttavia, una soluzione: la Differential Privacy, una tecnica innovativa che usa un “rumore intelligente” per tutelare la privacy senza rinunciare al valore dei dati. Un incontro accessibile, curioso e senza formule complicate, pensato per chi vuole capire meglio il mondo digitale che ci circonda. Questo primo appuntamento si svolgerà ad Arcella Bella. COME PARTECIPARE:L’evento è gratuito, per questioni organizzative si richiede la prenotazione su Eventbrite, a questo link.

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Piccolo recap dell'[ING.Tonic] 2025… per prepararci meglio all’edizione 2026!

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, del 2024 e del 2025, sta per partire la  rassegna [ING.Tonic] 2026  Com’è andata l’anno scorso?I quattro appuntamenti [ING.Tonic] del 2025 hanno animato i locali della nostra città portando la ricerca del nostro dipartimento al bar, all’ora dell’aperitivo. Anche l’anno scorso, tra un brindisi e un talk con l’ormai iconico bicchiere dell’evento, abbiamo esplorato i confini della tecnologia insieme a docenti e ricercatori, affrontando temi che spaziano dall’infinitamente piccolo delle particelle quantistiche alla vastità dell’intelligenza artificiale. Nel 2025 la rassegna si è aperta il 12 settembre presso la casetta Zebrina, celebrando il centenario della meccanica quantistica con i professori Paolo Villoresi e Giuseppe Vallone. Con il loro talk intitolato “Una sicurezza fotonica! Come la luce quantistica proteggerà le nostre comunicazioni”, abbiamo scoperto che la meccanica quantistica segue regole bizzarre, come la “sovrapposizione”, per cui un sistema fisico (come un elettrone o un fotone) può esistere contemporaneamente in più stati o posizioni diverse fino a quando non viene misurato. Grazie all’esperimento del QRNG (generatore di numeri casuali quantistici), abbiamo visto come un singolo fotone possa creare chiavi crittografiche inviolabili. La fisica, e non più solo la matematica, diventa così lo scudo definitivo per le nostre comunicazioni, come dimostrato dalla rete VenQCI già attiva nel nostro territorio. Nel secondo incontro, il 26 settembre presso il Birrone, i professori Ruggero Carli e Pietro Falco ci hanno portato al confine tra macchine e coscienza, con il loro talk intitolato “I robot sognano? Possiamo davvero creare la coscienza artificiale?”Abbiamo imparato la differenza fondamentale tra il “corpo” (robot) e il “cervello” (IA), approfondendo come le reti neurali emulino i nostri neuroni. Il momento più affascinante? La riflessione sulla “Stanza Cinese”: un robot può manipolare simboli e parole perfettamente, ma non può ancora “sentire” il freddo o provare emozioni. La sfida del futuro, dunque, non è solo costruire macchine intelligenti, ma restare umani e saggi nel governarle. ING_tonic – 2 ottobre 2025 – Dalla Man Del Favero-50 ING_tonic – 26 settembre 2025 – Carli Falco-029 ing.tonic_milani_29ott-03 ING_tonic – 26 settembre 2025 – Carli Falco-047 ING_tonic – 2 ottobre 2025 – Dalla Man Del Favero-07 ing.tonic_milani_29ott-36 ing.tonic_milani_29ott-44 ing.tonic_milani_29ott-05 ing.tonic_milani_29ott-46 ing.tonic_milani_29ott-02 Il terzo appuntamento del 2 ottobre, sempre al Birrone, è stato un viaggio emozionante nella bioingegneria con la professoressa Chiara Dalla Man e il professor Simone Del Favero. Al centro del loro talk intitolato “Il diabete sotto scacco. Nuove tecnologie per la cura e il controllo del diabete”, la rivoluzione del pancreas artificiale: un sistema che, grazie ad algoritmi avanzati che agiscono come “giocatori di scacchi”, predice le variazioni della glicemia e interviene in tempo reale. Abbiamo scoperto con orgoglio che il primo simulatore al mondo usato per evitare i test sugli animali è nato proprio a Padova e che l’obiettivo finale della tecnologia è regalare ai pazienti una vera e propria “vacanza dal diabete”, automatizzando la gestione della malattia. Per l’ultimo incontro, il 29 ottobre presso l’Amsterdam, ci siamo immersi nella creatività digitale con il prof. Simone Milani e i dottorandi Chiara Schiavo e Mattia Tamiazzo. Il loro talk “IA Art attack: contenuti leciti e illeciti dell’Intelligenza Artificiale generativa” ci ha aiutato a capire come l’IA generativa stia cambiando il mondo dell’arte e del marketing. Usando l’analogia dei mattoncini Lego, i ricercatori hanno spiegato che l’IA non crea dal nulla, ma riassembla concetti astratti attraverso algoritmi complessi. Dalla ricostruzione dei volti per le indagini forensi ai deepfake, abbiamo analizzato opportunità e rischi (incluso l’impatto ambientale), concludendo che sebbene la produzione delle macchine sia ormai “industriale”, la scintilla della creatività umana rimane un’opera artigianale unica, fatta di esperienze ed emozioni vere. Grazie al dialogo diretto con gli esperti, abbiamo capito che termini come “qubit”, “algoritmo” o “modello matematico” non sono concetti astrusi, ma strumenti concreti che stanno già migliorando la nostra salute, la nostra sicurezza e il nostro modo di creare. Stiamo lavorando agli appuntamenti del 2026. Keep in touch! P.S: Ti sei perso un [ING.Tonic] dello scorso anno o vuoi rivedere tutti i talk? Ecco il link alla playlist completa!   https://youtu.be/iILwDs1oDBU?si=8i9_0SCZW-O4mQgxhttps://youtu.be/vZ2GRu87Izw?si=TOL5SyihgNnTwgBwhttps://youtu.be/sd96Y4ICu2M?si=sWQL2snSC3v0bJRuhttps://youtu.be/VTuj6B_ebMc?si=1o97lLO5N8_mI-jY

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Terzo premio “Best Conference Presentation by a Young Researcher”  

Leonardo Martin, dottorando del gruppo “Electronic Measurement” dei DEI, ha vinto il terzo premio nella categoria “Best Conference Presentation by a Young Researcher” al convegno IEEE MeAVeAS 2026 (Padova, 28-30 aprile, 2026), insieme ai co-autori Giacomo Peruzzi, Matteo Bertocco, Nicola Trivellin e Alessandro Pozzebon, con il lavoro “An Integrated Non-Lethal Deterrence Solution Approach to Mitigate Wolf-Livestock Conflicts”.

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