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Quando la ricerca tra algoritmi e arte diventa impresa: lo spin off Audio Innova

Dalle avanguardie della Computer Music ai sistemi per l’inclusione sociale, lo spin off del DEI Audio Innova rappresenta un’eccellenza nel trasferimento tecnologico. Abbiamo incontrato il professor Sergio Canazza, Ordinario al DEI e socio fondatore dello spin off, per capire come la ricerca accademica possa trasformarsi in un impatto sulla società. Prof. Canazza, Audio Innova nasce nel 2013. Come si passa da un laboratorio universitario al mercato? C’è stato un momento particolare di svolta? «Audio Innova capitalizza le ricerche iniziate negli anni Cinquanta dal prof. Giovanni Battista Debiasi e la nascita della ricerca multidisciplinare tra ingegneria e musica a Padova. La vera svolta è arrivata però tra il 2010 e il 2012. Vincere il primo premio dello Start-Cup Veneto nel 2010 e classificarci terzi nel 2012 ci ha dato la consapevolezza che gli algoritmi di restauro audio ottenuti dal nostro Centro di Sonologia Computazionale (CSC) non erano solo esperimenti riusciti, ma soluzioni a bisogni reali del mercato. Nel 2013 abbiamo capito che per dare un impatto sociale ed economico a quella ricerca e rispondere velocemente al mercato serviva un veicolo agile. Dovevamo essere snelli a livello amministrativo, ma anche poter seguire progetti con risvolti applicativi e non strettamente relativi alla ricerca di base, che ci venivano commissionati da istituzioni culturali per la conservazione di archivi sonori o per la creazione di nuove opere. Così è nata Audio Innova. Il CSC in pratica ci ha fatto da incubatore». In un settore competitivo come quello delle tecnologie audio, in che modo Audio Innova si distingue da ciò che esiste già? «La nostra unicità risiede nella multidisciplinarietà e nell’integrazione dell’Intelligenza Artificiale con il rigore filologico. La nostra tecnologia, premiata per due anni consecutivi al Festival di Cannes per l’Intelligenza Artificiale con il Neurons Awards Creativity AI Trophy, utilizza l’IA per correggere automaticamente gli errori di digitalizzazione. Inoltre, a differenza di altri, operiamo su quattro fronti integrati: la conservazione dei beni culturali (dove copriamo il 90% del mercato italiano), la didattica aumentata con sistemi come BoardOnAir, l’inclusione per la disabilità e la produzione artistica nei campi della musica e della media-art». Quanto è importante mantenere un legame stretto con il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI)? In che modo questa collaborazione continua ad alimentare l’innovazione? «È fondamentale. Credo con orgoglio che Audio Innova sia l’emblema del trasferimento tecnologico del DEI. Il legame è simbiotico: il dipartimento fornisce la ricerca di base e l’accesso a network internazionali prestigiosi, mentre Audio Innova trasforma quella ricerca in soluzioni scalabili.Lo spin off è cresciuto negli anni: ci sono 6 persone a tempo indeterminato, abbiamo acquistato un grande spazio in zona industriale e abbiamo in corso contratti di una certa importanza. Io seguo quello che è più vicino al DEI per il 95% del mio tempo, ma, come altri del team, rimango un accademico, anche se abbiamo imparato molto strada facendo. Per questo abbiamo coinvolto sin da subito un libero professionista con lunga esperienza nell’ICT che, come socio, fa le scelte da imprenditore.Tra il 2020 e il 2024 abbiamo accolto oltre 50 tesisti e 19 stagisti, formando nuove generazioni di professionisti. Molti dei nostri collaboratori, dopo l’esperienza da noi, sono stati assunti da giganti come l’Agenzia Spaziale Europea, Toyota o il settore tecnico della RAI di Roma e inseriti in ruoli apicali. Questa circolazione di talenti e idee tra università e impresa è indispensabile per la nostra attività.» Quali sono state le sfide principali nel passare dal ruolo di ricercatore a quello di imprenditore? Che consiglio si potrebbe dare a uno studente del DEI che sogna una startup? Il passaggio da ricercatore a imprenditore richiede prima di tutto una motivazione profonda e una consapevolezza nuova: non si risponde più solo al metodo scientifico, ma si assume una responsabilità diretta verso i propri collaboratori. È una scelta che va ponderata con cura. A uno studente del DEI consiglierei di non affidarsi solo all’intuito: l’imprenditorialità è una disciplina che va studiata. Il mio suggerimento è di frequentare, dopo la laurea, corsi specifici dell’Università di Padova che insegnano a trasformare un’idea tecnologica in un progetto di business solido». Quali sono i prossimi obiettivi? Come sarà Audio Innova tra cinque anni? «L’8 maggio saremo all’inaugurazione della 61ª Biennale d’Arte di Venezia: il CSC sarà l’unico partecipante italiano tra i 111 selezionati, protagonista di un’installazione di media-art “site-specific” pazzesca al Padiglione Argentina dell’Arsenale. Il 4 maggio siamo stati a Milano Musica con due opere di Adriano Guarnieri.Guardando ai prossimi 5-10 anni, la sfida è chiara. Con Audio Innova abbiamo dimostrato che la cultura è un’industria ad alto rendimento, capace di produrre valore. Nonostante l’avvento dell’intelligenza artificiale e un mercato della creazione in mutamento, con giovani artisti dai linguaggi più “essenziali”, dobbiamo restare reattivi.Il nostro obiettivo è continuare a fare innovazione sfruttando i nuovi archivi, sempre più “multitipologici”, forti di una riconoscibilità mondiale già sancita dai successi di Cannes». C’è un episodio curioso o un traguardo raggiunto di cui andare particolarmente fieri nel vostro percorso? «Contrariamente a quanto si possa pensare, il mondo degli archivi analogici è in continua espansione. Emergono costantemente nuovi fondi, spesso ritrovati per caso in armadi dimenticati da chi nemmeno sospettava di possedere un tesoro documentario. Fino agli anni 2000, tuttavia, la concezione di “archivio” era limitata quasi esclusivamente alla carta; i supporti sonori non venivano considerati tali. Oggi, grazie a una nuova sensibilità, stiamo riscoprendo nastri magnetici che custodiscono opere uniche: esecuzioni di Arturo Benedetti Michelangeli, composizioni di Luigi Nono, dialoghi tra Rota e Federico Fellini, o frammenti di vita quotidiana tra Bruno Maderna, Luciano Berio e Marino Zuccheri. Si tratta di materiale che sulla carta non lascerebbe traccia, ma che ora l’archivista tutela con rigore. Anche il musicologo ha evoluto il suo approccio: se un tempo si limitava allo studio della partitura, oggi analizza l’interpretazione e l’esecuzione proprio grazie a questi archivi sonori. Il recupero di questi materiali richiede un eccezionale intreccio di saperi, dove il lavoro degli ingegneri diventa fondamentale. Anni fa sono stati rinvenuti dei supporti rarissimi appartenuti a Egidio Meneghetti (medico, farmacologo di fama mondiale, politico e…

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Meeting di progetto SUPREME: tecnologie umano-centriche per la manifattura del futuro

Il 27 marzo 2026 si è tenuto presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova il SUPREME Progress Meeting, una giornata di confronto dedicata allo stato di avanzamento del progetto SUPREME – Sistemi Umano-centrici per Prodotti e pRocEssi Manufatturieri Evoluti, finanziato dalla Regione del Veneto e che vede aziende e centri di ricerca afferenti alle Reti Innovative Regionali IMPROVENET e M3NET. Il progetto è coordinato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, nella figura del Prof. Alessandro Beghi (che riveste anche il ruolo di Responsabile Scientifico della RIR IMPROVENET). L’incontro si è svolto nell’Aula Magna “A. Lepschy” del DEI e ha riunito partner accademici (Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Padova; Dipartimento di Ingegneria per la medicina di innovazione, Università di Verona; Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica, Università Ca’ Foscari di Venezia) e industriali (AB Analitica, Antonio Zamperla, ASAC, BEDigital, Dataveneta, Delka Energy, Ricos, Statwolf, Stesi, Xteam, Zanella, 221e) coinvolti nelle attività progettuali.  SUPREME si inserisce nel quadro dello Smart Manufacturing e nasce con l’obiettivo di sviluppare soluzioni avanzate per il monitoraggio di linee produttive e prodotti, l’ottimizzazione dei processi e della loro efficienza, la manutenzione predittiva, il controllo qualità e la tracciabilità, secondo una visione pienamente coerente con i principi di Industria 5.0. Il progetto punta infatti a coniugare innovazione tecnologica, centralità della persona, resilienza dei sistemi e sostenibilità, valorizzando il ruolo dell’operatore nei processi decisionali e produttivi.  La giornata si è aperta con una sessione dedicata al welcome e allo stato del progetto, seguita dalla presentazione dei principali work package metodologici. In particolare, il programma ha approfondito tre direttrici centrali di SUPREME: lo sviluppo di soluzioni sicure by design per architetture software industriali, i sistemi MES adattivi umano-centrici e gli approcci di AI interpretabili, adattativi e data-driven. A questi momenti si sono aggiunte alcune presentazioni aziendali e una prima discussione plenaria, a testimonianza del carattere collaborativo e multidisciplinare dell’iniziativa.  Ampio spazio è stato dedicato anche agli use case, che rappresentano uno degli elementi qualificanti del progetto. L’agenda del meeting ha infatti previsto sessioni su casi applicativi legati all’ottimizzazione e al monitoraggio di sistemi di idroformatura con visione e robotica collaborativa, al miglioramento delle prestazioni e della sicurezza di sistemi meccatronici per l’industria dell’intrattenimento, ai sistemi ad alta usabilità per dispositivi robotizzati di diagnostica in vitro, al monitoraggio e alla tracciabilità tramite visione nelle lavorazioni meccaniche, alle piattaforme avanzate per soluzioni di machine learning umano-centriche e adattative e ai sistemi di testing basati su AI.  Nel complesso, il progress meeting ha confermato la natura fortemente interdisciplinare di SUPREME, che integra competenze su intelligenza artificiale, cybersecurity, sistemi software industriali, visione artificiale, digitalizzazione dei processi e interazione uomo-macchina. Il progetto si propone infatti di sviluppare tecnologie capaci di rendere la manifattura più efficiente, sicura, adattiva e sostenibile, rafforzando al tempo stesso la cooperazione tra università, centri di ricerca e imprese del territorio.  L’incontro ha rappresentato quindi un momento importante di allineamento tra i partner e di condivisione dei risultati fin qui raggiunti, oltre che un’occasione per discutere le prossime fasi di sviluppo del progetto e il contributo che SUPREME potrà offrire all’evoluzione della manifattura regionale in chiave human-centric e data-driven.

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Spin off copertina

Gli Spin-off del DEI: il ponte tra ricerca e mercato

L’Università non si occupa solamente di ricerca e dIdattica, ma anche di trasformare i risultati della ricerca pubblica in valore economico e sociale. Questo avviene anche grazie agli spin off, ovvero imprese innovative nate per tradurre scoperte scientifiche in prodotti e servizi fruibili dal mercato. Dal punto di vista giuridico, lo spin-off è una società di capitali in cui i ricercatori-soci assumono a tutti gli effetti il ruolo di imprenditori, per portare le proprie competenze tecnico-scientifiche e dunque, l’innovazione, fuori dalle mura accademiche. L’Università, pur potendo partecipare o meno come socio, garantisce il supporto necessario per trasformare la ricerca scientifica in prodotti e servizi ad alto valore tecnologico, mettendo a disposizione il know-how e le innovazioni maturate nei laboratori.  Il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova è protagonista di questa trasformazione, vantando 8 spin-off attivi (su un totale di 53 di Ateneo), in grado di competere nei settori a più alto valore aggiunto. il Dipartimento trasforma l’eccellenza della ricerca in soluzioni tecnologiche all’avanguardia in settori chiave come AI, quantum computing e telecomunicazioni. Le nostre realtà: Nei prossimi articoli approfondiremo le storie e le tecnologie di questi spin off. Se hai curiosità o domande per i fondatori, invia un’email a comunicazione.dei@unipid.it : daremo voce alle tue richieste nei prossimi numeri della nostra newsletter. Approfondimenti:  https://www.unipd.it/spinoff/elenco) https://www.unipd.it/portfolio-spinoff

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Sostenibilità Intelligente | L’impatto energetico dell’Intelligenza Artificiale | 03/12/2025

Come funziona e quanto consuma davvero l’Intelligenza Artificiale? Scopriamo le prospettive future per renderla più sostenibile Dopo il successo della prima edizione, torna anche nel 2025 Sostenibilità Intelligente, l’appuntamento con cui il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione vuole esplorare i temi della tecnologia e della sua sostenibilità ambientale ed energetica. Nella seconda edizione di Sostenibilità Intelligente affronteremo il tema dell’Intelligenza Artificiale e del suo impatto energetico: quanto consuma davvero e come possiamo renderla più sostenibile? Un viaggio nel cuore dell’intelligenza artificiale, aperto a tutti, nella cornice unica dell’Orto Botanico di Padova.Scopriremo come funzionano davvero i Large Language Models – come ChatGPT, Gemini o Claude – che stanno rivoluzionando il modo in cui scriviamo, impariamo e comunichiamo.Approfondiremo poi le sfide ambientali legate a queste tecnologie, che richiedono grandi quantità di energia per il loro addestramento, e scopri le soluzioni più innovative per renderle più efficienti e sostenibili. Un’occasione unica per comprendere ed esplorare le potenzialità e i limiti di strumenti destinati a trasformare la nostra società e il nostro rapporto con la conoscenza. COME PARTECIPARE?L’Ingresso è gratuito, su prenotazione. Sostenibilità Intelligente è un evento di Terza Missione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova   Scopri il programma completo:  https://sostenibilita_intelligente.eventbrite.it  INFORMAZIONI Giorno: 03 dicembre 2025 Ora: 18:00 Dove: Orto Botanico di Padova Prenota QUI il tuo posto, è gratis  

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NANOREVOLUTION | 100 anni di tecnologia: dall’invenzione del transistor all’Intelligenza Artificiale | 25/11/2025

Molti non sanno di cosa si tratta, in pochi sanno che senza di lui la vita (come la conosciamo oggi) non sarebbe possibile. Eppure, 100 anni fa è stato inventato il protagonista di questo evento, il transistor: un minuscolo componente che forma i chip che supportano la nostra vita digitale. La rapida evoluzione dei transistor ha reso possibile perfino l’Intelligenza Artificiale, uno strumento sempre più centrale nella quotidianità, che porta con sè domande relative agli sviluppi futuri, ai consumi energetici, agli equilibri geopolitici. NANOREVOLUTION è un appuntamento pensato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione per parlare di queste tematiche e capire insieme quali sono le prospettive di questo minuscolo oggetto rivoluzionario, il transistor. L’evento, rivolto a tutta la cittadinanza, fa parte delle iniziative di Terza Missione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova Evento gratuito, su prenotazione Scopri il programma completo: https://nanorevolution.eventbrite.it INFORMAZIONI Giorno: 25 novembre 2025 Ora: 17:00 Dove: Orto Botanico di Padova Prenota QUI il tuo posto, è gratis

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Il CSC collabora con l’artista Anna Piratti. Nasce NULLA È COME SEMBRA

L’arte incontra la scienza: collaborazione tra un’artista e il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova. Ieri, giovedì 17 luglio, nel Palazzo Papafava di via Marsala a Padova l’artista Anna Piratti, Sergio Canazza, Direttore del Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, Alessandro Fiordelmondo, CSC, e Cinzia Simioni, Di Architettura, hanno presentato la residenza artistica frutto della loro collaborazione e volta a creare un’opera capace di fondere arte visiva e tecnologia in tempo reale. A partire dal 2020, l’artista Anna Piratti ha avviato la ricerca artistica Nulla È Come Sembra, un progetto che indaga la trasformazione percettiva attraverso opere su tela arricchite da elementi cartacei in rilievo. Leggeri, opachi, e capaci di interagire con la luce, questi inserti generano un’esperienza visiva mutevole, dove ciò che si vede dipende dal punto di osservazione e dalle condizioni ambientali. L’invito è chiaro: abbandonare lo sguardo passivo per esplorare l’opera in modo attivo e dinamico. La ricerca, ieri, si è arricchita di una nuova fase la cui protagonista è stata una superficie di tarlatana, una garza di 220 cm di larghezza e 300 cm di lunghezza – porzione di un’opera potenzialmente infinita – priva di telaio, che rompe la bidimensionalità instaurando un dialogo diretto con lo spazio e con il pubblico. Grazie all’impiego di un sistema di motion capture sviluppato dal Centro di Sonologia Computazionale, lo spettatore viene coinvolto in un’interazione delicata e su misura: la sola presenza fisica modifica l’esperienza dell’opera, attivando reazioni visive e sonore. L’obiettivo della collaborazione tra Anna Piratti e il Centro di Sonologia Computazionale è quello di mettere in scena una sintesi tra linguaggi e saperi, sperimentando come strumenti contemporanei possano dialogare con materiali antichi e carichi di memoria. Una riflessione poetica e scientifica sulla percezione e sull’invisibile, capace di aprire nuove prospettive nell’ambito della ricerca artistica contemporanea. Nullaecomesembra_Piratti_CSC-06 Nullaecomesembra_Piratti_CSC-01 Nullaecomesembra_Piratti_CSC-15 Nullaecomesembra_Piratti_CSC-14 «Cerco connessioni tra le discipline e chi le pratica, sotto un unico registro poetico in cui scienza, tecnologia e spazialità si intrecciano. Qui il dialogo con la tecnologia – dice Anna Piratti – diventa il mezzo per rendere visibili alcuni tratti di quella relazione profonda che, in modo misterioso, lega sempre chi guarda all’opera, e viceversa». «L’intreccio tra arte e ingegneria dell’informazione è al centro delle ricerche del CSC, che da sempre propone soluzioni ingegneristiche creative per problemi artistici unici, allargando in questo modo i confini sia dell’arte sia della tecnologia. Il lavoro con Anna Piratti è particolarmente interessante per il CSC – sottolinea Sergio Canazza, Direttore del Centro di Sonologia Computazionale del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova e Amministratore unico di Audio Innova srl – perché non è una semplice applicazione esemplificativa di una nuova tecnologia, ma offre nuove espressioni artistiche e sperimentazioni scientifiche basate sul dialogo continuo tra artista e ricercatori. Adattando l’installazione artistica di Anna in tempo reale alle azioni degli spettatori, creiamo un’esperienza immersiva che sfuma i confini tra mondo fisico e digitale, rendendo l’arte più inclusiva attraverso interfacce innovative». Nulla È Come Sembra diventa così un’esortazione al dialogo, un esempio di come la trasversalità tra scienza, tecnologia e arte possa generare nuovi spazi di esperienza.

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“L’interazione tra l’uomo e i modelli virtuali”: il Recap dell’evento

Il 12 giugno, a partire dalle 14:30, si è svolto nell’Aula KE del DEI il seminario “L’interazione tra uomo e i modelli virtuali”, un’iniziativa congiunta di divulgazione scientifica nell’ambito del progetto “Modelli”, organizzato dal team di Terza Missione di diversi dipartimenti dell’Università di Padova: il Dipartimento di Fisica e Astronomia G. Galilei (DFA), il Dipartimento di Ingegneria Industriale (DII), il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI), e il Centro di Ateneo per i Musei (CAM). Dopo i saluti istituzionali di Gaudenzio Meneghesso, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e l’intervento di Flavio Seno, Direttore del Dipartimento di Fisica e Astronomia, ha preso la parola Alberto Benato, responsabile della Terza Missione del DII. Benato, tra gli artefici dei seminari “Modelli”, ha illustrato il ciclo di seminari, iniziato il 16 maggio e in programma fino a novembre. Ha sottolineato che l’iniziativa, un’opera complessa che approfondisce il tema dei modelli e il loro impiego in vari contesti, ha l’obiettivo di rendere accessibile al pubblico ciò che viene sviluppato nei Dipartimenti di Ingegneria Industriale, Ingegneria delle Informazioni e Fisica e Astronomia. Ma cosa sono i Modelli Virtuali? Mattia Veronese, responsabile di Terza Missione del DEI, l’ha spiegato nel suo intervento, per poi introdurre due esempi rappresentativi del potere dirompente dei modelli virtuali che oggi abbiamo dentro la nostra università: il Laboratorio Simulatori di Guida Dinamici e il Centro di Sonologia Computazionale. Le tecnologie digitali sono ormai una parte integrante della nostra quotidianità, a ogni età e in ogni contesto: dal lavoro alla sfera personale, fino alla gestione domestica, sono presenti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Dietro queste tecnologie vi sono innumerevoli modelli virtuali. Che si tratti di simulazioni complesse, avatar digitali o ambienti di realtà aumentata e virtuale, questi modelli virtuali stanno ridefinendo il modo in cui impariamo, lavoriamo, ci relazioniamo e percepiamo la realtà stessa. Pensiamo a Google Maps, un esempio rappresentativo di modello virtuale. Non è una raffigurazione fisica del mondo, ma una ricostruzione digitale interattiva che simula la realtà, offrendo un’esperienza dinamica che va ben oltre una semplice rappresentazione.   IMG_4376 20250612_170432 IMG_4469 IMG_4442 20250612_175006 20250612_174330 20250612_174150 20250612_173534 20250612_170019 20250612_175601   Il modello virtuale ci permette, infatti, di simulare la realtà in modo immersivo senza dover costruire oggetti fisici, evidenziando criticità e vincoli che nella vita reale potrebbero sfuggirci, ma che potrebbero verificarsi. In pratica, possiamo usare approssimazioni numeriche per fare previsioni e costruire un futuro in cui i modelli virtuali migliorino costantemente la nostra comprensione del mondo. Mattia Bruschetta, PhD del DEI, ha poi parlato dei simulatori dinamici, spiegando come il modello si trasformi in un ambiente interattivo. Questo ambiente “vive” grazie alle decisioni e alle reazioni del guidatore, e questa dinamica, come ha evidenziato, può migliorare notevolmente lo sviluppo dei veicoli, perfezionare i protocolli di test e aumentare la sicurezza stradale, ponendo sempre il guidatore al centro dell’esperienza simulata. A seguire, il seminario di Sergio Canazza, professore associato di Informatica del DEI e direttore del CSC (Centro di Sonologia Computazionale), che ha fatto riflettere sull’evoluzione della figura del musicista nell’era dell’intelligenza artificiale, con cenni all’intreccio di saperi, tra musica e ingegneria dell’informazione. Le opere musicali del Centro di Sonologia Computazionale del DEl utilizzano da sempre modelli virtuali del suono,modelli per il restauro delle installazioni artistiche e modelli fisici di manufatti musicali antichi attraverso ricostruzioni 3D in grado di riprodurre il suono. Al termine dei seminari è stato possibile visitare i laboratori di Simulatori di Guida Dinamici e il Centro di Sonologia Computazionale, eccezionalmente aperti al pubblico per l’occasione, concludendo questa bella iniziativa di riflessioni e scoperte sull’interazione tra l’uomo e i modelli virtuali.     Finanziato dal bando dell’Università di Padova che incentiva progetti per lo sviluppo di attività di Terza Missione e Scienza Aperta, il progetto “Modelli” è stato proposto dal Dipartimento di Fisica e Astronomia, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale, il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, e il Centro di Ateneo per i Musei, con il sostegno di numerosi partner esterni.  

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Gary Stager: il Futuro si scrive in codice: il recap dell’evento 

Il 5 maggio, presso lo SMACT Competence Center, il nostro dipartimento ha ospitato circa settanta tra docenti e dirigenti scolastici provenienti da tutto il Veneto e da diverse regioni italiane che, insieme a una quindicina di persone collegate online, hanno partecipato all’incontro con Gary Stager, esperto internazionale nel campo della formazione e figura di spicco del Costruzionismo, l’approccio pedagogico ideato da Seymour Papert del MIT. Questo evento formativo è stato organizzato dal prof. Emanuele Menegatti, nell’ambito delle iniziative di Terza Missione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI), con il patrocinio dell’Università di Padova. L’incontro si è rivelato un’occasione preziosa per la condivisione di idee e riflessioni, permettendo ai partecipanti di riscoprire l’attualità del pensiero di Seymour Papert e di esaminare come le tecnologie possano trasformarsi in strumenti efficaci per un apprendimento autentico e creativo. Il fulcro del pomeriggio è stato un messaggio incisivo: contrariamente all’istruzionismo, basato su una trasmissione passiva di nozioni, il costruzionismo promuove un apprendimento attivo che va oltre il semplice “fare per capire”, incoraggiando a “inventare per imparare”. Questo approccio pedagogico pone gli studenti al centro del processo educativo, considerandoli costruttori attivi del proprio sapere, capaci di esplorare, creare e concretizzare le proprie idee. A seguire il seminario, un workshop pratico ha coinvolto una quarantina di docenti in un’esperienza diretta. Attraverso la fusione di coding e creatività, il laboratorio ha offerto spunti immediatamente applicabili nella pratica didattica quotidiana. L’iniziativa ha rappresentato anche un’importante opportunità per consolidare il dialogo tra scuola e università, in linea con gli obiettivi della Terza Missione: diffondere la ricerca al di fuori dell’ambito accademico, condividere competenze e costruire legami significativi con il territorio e la comunità educativa, al fine di sviluppare una visione condivisa di una scuola orientata al futuro. Stager_050525_-47 Stager_050525_-64 Stager_050525_-67 Stager_050525_-44 Stager_050525_-29 Stager_050525_-16 Stager_050525_-63 Stager_050525_-71 Stager_050525_-73

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5/05/25 Gary Stager – Il Futuro si scrive in codice

Gary Stager, professore, giornalista, formatore, sviluppatore di software, editore e amministratore scolastico, è uno dei maggiori esponenti del Costruzionismo, la corrente pedagogica fondata da Seymour Papert del MIT. Coautore del best-seller “Invent To Learn – Making, Tinkering, and Engineering in the Classroom”, tradotto nel 2021 da INDIRE con il titolo “Inventando s’impara”. Il libro approfondisce la possibile interazione tra la didattica attiva e la cultura dei maker. Il modello di apprendimento proposto da Stager è basato sul fare, con la convinzione che il fare aiuta gli studenti a sviluppare competenze logico-matematiche, scientifiche e soft skills: imparano a progettare e pianificare le azioni per il raggiungimento di un obiettivo, collaborano tra di loro e, se ciò che hanno ideato non funziona, l’errore si fa occasione per progredire e migliorare, in un ciclo continuo (Think-Make-Improve). Il prossimo 5 maggio, alle 15:00 presso gli spazi dello SMACT, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Padova, avremo il grande piacere di ospitare Gary Stager per l’incontro di Terza Missione “Il futuro si scrive in codice” rivolto alla cittadinanza e soprattutto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, e per i docenti universitari dell’area dell’informazione. L’incontro sarà strutturato in una parte seminariale e una laboratoriale, in modo da offrire spunti teorici e operativi per l’integrazione delle tecnologie nella didattica. Il form di iscrizione è disponibile al link: https://forms.gle/qzryZ8gDSaAJc8Y38 Streaming online disponibile qui  

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[ING.Tonic] – Conclusa con successo la rassegna degli aperitivi scientifici 2024

Dopo i primi 4 incontri “fuori sede” della rassegna [ING.Tonic], organizzata dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, è stato creato un momento riepilogativo nella sala conferenze del Musme per riassumerli tutti, 4 in 1! E così, il 17 dicembre alle ore 18:30, presso il Palazzo della Salute in via San Francesco 90 a Padova, si è svolto l’appuntamento conclusivo, che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone.Sono stati riassunti gli argomenti dei quattro appuntamenti del 2024: metaverso, intelligenza artificiale, robotica… e alla fine, non è mancato l’aperitivo (eccellente, a sentire i commenti dei partecipanti). Ma vediamo un po’ più nel dettaglio la rassegna.I quattro appuntamenti [ING.Tonic] si sono tenuti in diversi locali di Padova, sorseggiando un aperitivo offerto nel bicchiere realizzato per l’occasione (per chi si era iscritto online) e chiacchierando in compagnia di docenti e ricercatori del DEI su argomenti scientifici di attualità: intelligenza artificiale, robotica, metaverso, elettrone e tecnologie del futuro. Gli incontri “fuori sede” sono iniziati il 30 maggio, all’Aperture Cocktail Bar, con la chiacchierata scientifica “Eravamo 4 robot al bar… che volevano cambiare il mondo”, con Angelo Cenedese e Giulia Michieletto.Per introdurre l’argomento, ci è venuto in aiuto un proverbio del Burkina Faso: “se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante”. E dunque, che cosa succede se a mettersi d’accordo sono i robot? Abbiamo così appreso che le azioni coordinate e i comportamenti collettivi dei robot sono in grado di cambiare il mondo. Il 6 giugno ci siamo ritrovati al Campo dei Girasoli, un luogo decisamente estivo, immerso nel verde, per ascoltare Luca Tonin e Francesco Bettella.Durante l’incontro “Cogito ergo robot. Assaggi di neurorobotica”, siamo rimasti affascinati dallo scoprire che è possibile guidare un robot col pensiero e che la brain-machine interface è una realtà che migliorerà la vita di molte persone. Il 10 ottobre eravamo all’Aperture Cocktail Bar, in compagnia di Federica Battisti e Sara Baldoni per il talk “Incontri ravvicinati del 4° tipo. Appuntamento nel Metaverso”.Di fronte alla simulazione di una caccia al tesoro e un gioco di costruzioni, ci siamo meravigliati della tecnologia del Metaverso, che estende la realtà fisica nella realtà virtuale. E siamo solamente all’inizio: le nuove tecnologie immersive rivoluzioneranno le interazioni umane e le comunicazioni nel prossimo futuro! Il 30 ottobre, abbiamo chiuso la rassegna all’Amsterdam – Eat Drink & Show, un locale molto ampio e incredibilmente pieno di partecipanti, per assistere al talk di Matteo Meneghini e Gaudenzio Meneghesso, su “Le 12 fatiche dell’elettrone: dal gatto di Schrödinger all’AI”.Abbiamo percorso la gloriosa storia dell’elettrone (che fa muovere i treni ed è alla base dei sistemi di intelligenza artificiale), la trasformazione sociale che ha prodotto, il cambiamento del mondo ad opera della fisica quantistica e l’impatto sociale ed economico a livello mondiale delle nuove tecnologie.Argomenti complessi, spiegati in modo accattivante e divertente in un ambiente informale e rilassato, che hanno acceso la curiosità e l’entusiasmo dei presenti. Le risposte degli esperti alle domande del pubblico hanno sicuramente permesso a studenti, curiosi e avventori dei vari bar, di saperne di più su intelligenza artificiale, robotica, metaverso e tecnologie del futuro, per scoprire che, in fondo, l’ingegneria non è poi così lontana dalla nostra vita di tutti i giorni.

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