Intellexo: Esoscheletri sempre più intelligenti. Dalla ricerca al sostegno per la vita di tutti i giorni
Tornare a muoversi in autonomia, anche dopo una disabilità neurologica, non è più solo un obiettivo lontano. Grazie alla neurorobotica, questo traguardo è sempre più vicino. Al Laboratorio di Neurorobotica del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI), la ricerca sta trasformando tecnologie avanzate in strumenti concreti per migliorare la vita quotidiana delle persone. Tra le novità più recenti c’è l’introduzione di un esoscheletro commerciale: una sorta di “armatura” tecnologica indossabile che sostiene il corpo e aiuta a muovere le gambe. Costruito con materiali leggeri ma resistenti, come leghe metalliche e fibre di carbonio, questo dispositivo permette a chi ha difficoltà motorie di alzarsi e camminare con maggiore sicurezza. Acquistato grazie ai fondi del progetto Age-It (PNRR-PE8), l’esoscheletro commerciale è ancora uno strumento limitato: segue movimenti preimpostati e richiede la presenza di un fisioterapista. In pratica, è utile per la riabilitazione, ma non consente ancora una vera autonomia. Ed è qui che entra in gioco la ricerca con il progetto Intellexo, portato avanti dal prof. Emanuele Menegatti e dal ricercatore Stefano Tortora, anche in collaborazione con la prof.ssa Alessandra Del Felice del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova. L’obiettivo è rendere questo esoscheletro “intelligente”, trasformandolo da semplice supporto meccanico a vero e proprio robot. Come? Integrando sistemi di visione artificiale e algoritmi avanzati che permettono al dispositivo di “vedere” l’ambiente e reagire in tempo reale. Per esempio, grazie a telecamere 3D, l’esoscheletro può riconoscere ostacoli e adattare il movimento per evitarli. Allo stesso tempo, l’uso di visori di realtà aumentata aiuta a mettere in sintonia ciò che il sistema percepisce con ciò che vede l’utente, rendendo i movimenti più naturali e intuitivi. http://youtube.com/watch?v=hPh3qUDjllY Ma il futuro va ancora oltre. I ricercatori stanno lavorando anche a sistemi che permettano di controllare l’esoscheletro direttamente con il pensiero, attraverso i segnali cerebrali. In questo modo, il dispositivo potrebbe diventare una vera estensione del corpo. «Utilizziamo una tecnologia già esistente e la rendiamo più avanzata grazie ai nostri software di intelligenza artificiale», spiega il professor Emanuele Menegatti del DEI. Il percorso del laboratorio in questo campo è iniziato nel 2018, con i primi studi che hanno portato allo sviluppo di un esoscheletro nel 2019 e di una versione ancora più evoluta nel 2023. Oggi il gruppo è riconosciuto a livello internazionale per il suo lavoro sulla pianificazione del movimento robotico e coinvolge un team di cinque ricercatori. L’obiettivo finale è chiaro: portare questi dispositivi fuori dai laboratori e nella vita di tutti i giorni. «Vogliamo creare esoscheletri intelligenti capaci di accompagnare le persone in ogni momento della loro vita», conclude Menegatti, «restituendo loro autonomia e libertà di movimento».
