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AI@DEI 2026: Il DEI incontra le imprese industriali del territorio. Ecco com’è andata

Si è tenuto lo scorso 23 settembre AI@DEI, l’appuntamento annuale ideato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova, quest’anno in collaborazione con la Rete Innovativa Regionale IMPROVENET, per connettere concretamente la ricerca universitaria e le aziende industriali del nostro territorio. Giunto alla sua terza edizione, l’evento ha registrato numeri record: quasi 200 partecipanti da circa 80 aziende, del Nord Est e non solo. Il format, rinnovato e dinamico, ha previsto un pomeriggio di approfondimento presso il nuovo Hub di Ingegneria, seguito da una sessione serale di networking all’Hotel Mantegna, per favorire un dialogo immediato tra accademia e industria. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali e l’intervento del professor Nicola Ferro, che dal primo ottobre subentrerà al professor Gaudenzio Meneghesso come Direttore del DEI. Il professor Ferro ha ricordato l’eccellenza del Dipartimento nel panorama scientifico, confermata da premi internazionali, brevetti, progetti europei e solide collaborazioni industriali tramite contratti di ricerca e dottorati in azienda. L’impegno del Dipartimento, però, va oltre la tecnologia e si estende alla formazione e alla responsabilità sociale: sia la didattica sia la ricerca sono guidate dal principio dell’AI responsabile, con l’obiettivo di mitigare i bias algoritmici ed eliminare stereotipi e pregiudizi, garantendo un trattamento equo e obiettivo di dati e informazioni. Il programma si è poi sviluppato in quattro blocchi tematici. In ciascuno, gli esperti del DEI hanno presentato lo stato dell’arte e le prospettive dell’AI, affiancati dalle testimonianze di aziende che l’AI la usano già ogni giorno. Il primo blocco, dedicato ad AI e Linguaggio Naturale, si è aperto con Giorgio Satta, che ha raccontato il percorso che porta dai Large Language Models agli assistenti AI. Chiara Masiero di Statwolf Data Science ha presentato il progetto COMMIS5.0, che usa la Generative AI per trasformare la conoscenza aziendale frammentata (manuali, sistemi eterogenei) in una knowledge base affidabile e verificabile. Diego Tosato di Galdi ha mostrato come agenti AI eseguiti in locale possano supportare il monitoraggio e la diagnostica delle macchine industriali. Il secondo blocco si è concentrato sulla Computer Vision. Pietro Zanuttigh ha illustrato come l’AI permetta alle macchine di interpretare immagini e video. Alberto Pretto ha presentato la collaborazione con CyberMed per lo sviluppo di uno scanner intraorale portatile e a basso costo, basato su fotogrammetria e AI. Enrico Ursella di MiCROTEC ha raccontato come la visione artificiale consenta di rilevare le caratteristiche del legno per massimizzarne il valore e ridurre gli sprechi. Nel terzo blocco si è parlato di Robotica Intelligente, nata dall’incontro tra AI e robotica. Come ha spiegato Ruggero Carli, questo connubio supera i limiti della robotica industriale classica, incentrata su compiti ripetitivi e standardizzati, e dà vita a sistemi flessibili, modulari e capaci di autoprogrammarsi: una risposta concreta al calo di produttività e alla mancanza di manodopera. Stefano Ghidoni ha presentato sistemi robotici di visual inspection capaci di rilevare difetti invisibili all’occhio umano. Stefano Tonello di IT+Robotics, spin-off dell’Università di Padova, insieme a Emanuele Menegatti, ha mostrato come i robot possano selezionare i rifiuti a supporto della sostenibilità. Infine, il quarto blocco ha offerto una panoramica su Manufacturing e Industrial IoT. Gian Antonio Susto ha sottolineato come il vero patrimonio delle aziende siano i loro dati proprietari: di processo, di qualità, di manutenzione ed energia. Francesca Ferrari di Antonio Zamperla S.p.A. ha presentato applicazioni di anomaly detection, mentre Alessandro Pinato e Mosè Prandin di Swegon hanno raccontato il progetto di manutenzione predittiva BlueBox. Dall’insieme degli interventi è emerso un messaggio chiaro: nel settore industriale, e soprattutto nelle nicchie, i dati necessari per addestrare i sistemi di AI non si trovano sul mercato. Costruire modelli su misura è quindi una sfida tecnica complessa, ma anche un’opportunità straordinaria per creare servizi esclusivi e nuovi modelli di business ad alto valore aggiunto. Ed è proprio qui che la collaborazione tra università e imprese diventa decisiva. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove collaborazioni tra le imprese e i gruppi di ricerca del DEI. L’evento è stato organizzato da Alessandro Beghi, Nicola Ferro, Andrea Gerosa, Emanuele Menegatti, Gaudenzio Meneghesso e Gian Antonio Susto, con il prezioso supporto di UniSMART – Fondazione Università di Padova. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. AI@DEI 2026 ha registrato una partecipazione straordinaria e un dibattito particolarmente vivace. La giornata si è conclusa all’Hotel Mantegna con una sessione di networking informale, momento ideale per scambiare idee e gettare le basi per nuove sinergie tra le imprese e il team di ricerca del DEI. Con lo sguardo già rivolto al futuro, il DEI ha dato appuntamento a luglio 2027 per il Retreat AI@DEI: una full immersion di più giorni pensata per approfondire le metodologie dell’Intelligenza Artificiale, vederle all’opera sul campo e consolidare un legame sempre più stretto e strategico con il nostro tessuto produttivo. Approfondimenti: Programma su Eventbrite Comunicato su Unipd.it Comunicato su Improvenet.it

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L’IA ha fame di memorie: DRAM, prezzi alle stelle e i ritardi dell’Europa

A cura di Alessandro Paccagnella Chi abbia acquistato un PC o uno smartphone di recente avrà speso ben più di quanto non avrebbe speso un anno fa per un modello equivalente: non c’entrano le varie guerre, il prezzo del petrolio, la crisi dei trasporti via mare, o l’inflazione. E’ un effetto della crescita dei prezzi delle memorie DRAM, memorie dinamiche ad accesso casuale, che dall’autunno del 2025 hanno visto crescere le quotazioni di una singola scheda di memoria anche di un fattore 4x o 5x; quest’anno il mercato globale delle DRAM probabilmente supererà i 100 miliardi di dollari. A tale aumento di costo dei chip, che va a colpire direttamente le tasche del consumatore, hanno contributo alcuni fattori concomitanti. Il fattore scatenante è senz’altro lo sviluppo dirompente dei data center per intelligenza artificiale, che richiedono quantità crescenti e numericamente importanti di memorie DRAM. Attenzione: non si tratta delle DRAM che troviamo tipicamente su un PC di casa, ma di DRAM ad alte prestazioni, nei termini di capacità di scambio di dati ad altissima velocità coi microprocessori dei data center, come richiesto per le applicazioni di Intelligenza Artificiale. Parliamo qui di DRAM HBM (high bandwidth memory), più costose e più performanti che non memorie di generazioni precedenti. La crescita di questo mercato “premium” ha invogliato i pochi produttori a spostare le capacità produttive verso questi prodotti ad alto costo (e ad alto guadagno) rispetto alle linee più tradizionali e a minore costo, generando così una carenza di DRAM per il consumatore/cittadino standard. E veniamo al secondo fattore fondamentale: nel mondo ci sono pochi produttori di DRAM. A fianco della Samsung, ben nota per la vastità del portafoglio di prodotti consumer, negli ultimi mesi sono comparsi su riviste e giornali nomi di aziende meno note al grande pubblico, ossia Micron (USA) e SK Hynix (Corea del sud). Questi tre produttori – 2 sudcoreani e uno statunitense – gestiscono un oligopolio: si spartiscono totalmente il mercato HBM e controllano ampiamente quello delle DRAM, con percentuali di mercato a singola cifra lasciate a pochi altri, fra i quali avanza però un campione emergente di cui parleremo tra poco. Il mercato delle DRAM è storicamente difficile e altalenante: a periodi di lauti guadagni seguono altri periodi di stagnazione e ingenti perdite. Solo produttori corazzati contro le perdite e pronti a fare fruttare i periodi di vacche grasse hanno potuto resistere sul mercato, da quando comparve la prima DRAM nel 1970, la INTEL 1103 da 1kbit. La stessa INTEL sperimentò direttamente gli alti e bassi del mercato e una crescente, spietata concorrenza nipponica, fino al punto di dovere abbandonare amaramente il mercato delle DRAM nel 1985. Oggi però i produttori nipponici sono quasi scomparsi (a parte Noxia), per l’arrivo negli anni ’90 dei coreani e del loro modello di conglomerato di imprese, che godette nel tempo anche di ampi sostegni statali. E l’Europa? L’Europa era presente nel mercato delle DRAM ancora 20 anni fa, prima con Siemens e poi con Infineon. Poi scelte di management (illuminate?) scorporarono prima il settore semiconduttori (Infineon) da Siemens e poi quello memorie da Infineon, generando una nuova azienda, Qimonda. Lanciata nel 2006 nel mare della concorrenza mondiale, percorse poca strada: la crisi economica globale e la caduta dei prezzi delle DRAM arrivarono presto, portando tristemente Qimonda al fallimento già nel 2009. Né il governo federale, né quello dei land tedeschi si mossero per salvare l’azienda: le perdite accumulate e le deboli prospettive di mercato ne incoraggiarono la chiusura. In fin dei conti, le memorie erano una commodity e si potevano trovare dal miglior fornitore globale: non valeva la pena investire in un settore così rischioso. Adesso la situazione è cambiata, i prezzi sono esplosi, la disponibilità di DRAM è divenuto un collo di bottiglia: per molti, ma non per tutti. Nel 2016 la governance cinese, nell’ottica di sviluppare la propria autonomia produttiva nel settore strategico dei circuiti integrati, promosse la nascita di una nuova azienda nazionale dedicata alla produzione di DRAM, la CXMT. Il supporto deciso e continuo del governo locale della città di Hefei ha consentito a CXMT di sopravvivere, tramite finanziamenti multimilardari, negli anni difficili dell’avvio della produzione. Adesso CXMT è la quarta produttrice mondiale di DRAM, la sua quota di mercato è balzata dal 3% al 8% negli ultimi 12 mesi, e la sua recente quotazione alla borsa di Shanghai ha consentito di raccogliere investimenti per più di 8 miliardi di dollari, destinati a raddoppiare la capacità produttiva di wafer e a finanziare la ricerca sui chip HBM per svilupparne una linea di produzione autonoma. Ultima ciliegina: la capitalizzazione di mercato di CXMT ha superato i 600 miliardi di dollari, mentre Infineon, la maggiore azienda europea di semiconduttori, si attesta sui 90 miliardi di dollari. Per un confronto a livello nazionale, Unicredit, che è campione di market cap italiano, viaggia intorno ai 150 miliardi di dollari, ossia un quarto di CXMT. Il messaggio per l’Europa dovrebbe essere chiaro: nel mondo dei semiconduttori servono politiche di lungo periodo, industriali intraprendenti, supporto pubblico affidabile e duraturo, investimenti solidi, coordinamento efficace a livello governativo. Li troveremo nel Chips Act 2.0 (versione finale)? Spes ultima dea: la speranza è l’ultima a morire. Approfondimento dal vivo: un aperitivo per scoprire di più sull’argomento: Le dinamiche che interessano oggi il mercato delle memorie si inseriscono in una competizione più ampia per il controllo delle tecnologie e delle risorse strategiche. Il rapporto tra semiconduttori, autonomia produttiva e geopolitica sarà al centro dell’incontro “Chi controlla i chip controlla il mondo”, con Alessandro Paccagnella, autore di questo articolo. L’appuntamento è il 17 settembre alle 19:30 all’Amsterdam di Padova. La partecipazione è gratuita, con prenotazione su Eventbrite.

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